
🔥 Invoco lo Spirito Santo
Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore. Amen.
📜 Leggo Mt 5,1-12
Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».
🔍 Colgo il messaggio nel contesto
Gesù proclama «beati» (felici) quelli che noi solitamente consideriamo infelici. Per noi è beato il ricco, il potente, chi riceve onori e privilegi: per noi valgono coloro che hanno, possono e contano. Per Gesù, invece, è beato il povero, l’umile e il disprezzato: per Lui vale chi non ha, non può e non conta. È un capovolgimento radicale di valori: per Lui sono benedetti quelli che noi riteniamo maledetti; maledetti quelli che noi riteniamo benedetti.
L’inizio del discorso della montagna, che si estende per tre capitoli (Mt 5-7), costituisce il programma di vita che i discepoli del Regno sono chiamati a realizzare nella loro vita quotidiana.
Possiamo usare sette chiavi di lettura per entrare nel significato profondo di questo testo. Queste parole:
1. sono una autobiografia di Gesù, cioè rivelano il suo volto di Figlio di Dio;
2. manifestano chi è Dio: è suo Padre, uguale a Lui;
3. mostrano il volto dell’uomo pienamente realizzato;
4. ci salvano dalla falsità, dalla menzogna, dal fallimento;
5. fanno vedere gli elementi essenziali che devono contraddistinguere una comunità cristiana;
6. rivelano il fine che il mondo è chiamato a raggiungere, secondo il giudizio di Dio: la fraternità;
7. ci chiamano a «diventare» ciò che «siamo»: figli di Dio e fratelli tra di noi.
Le beatitudini rappresentano il «cuore nuovo» promesso dai profeti: “Vi darò un cuore nuovo” (Ez 36,26). Pertanto, non sono una legge, come quella antica, impossibile da vivere, ma «vangelo» («buona notizia»). Sono, infatti, il frutto del dono del suo Spirito, senza il quale queste parole di Gesù sul monte sono assolutamente impraticabili.
La Parola dei capitoli 5-7 di Matteo ha il potere di farci persone nuove. Infatti, come si racconta dopo nei capitoli 8-9, essa ci purifica il cuore, ci dona la fede, ci rende idonei a servire, ci libera dalla paura, dal male, dal peccato, dalla malattia e dalla morte, ci fa capaci di vedere già presente il regno di Dio e di annunciarlo.
Alla luce di questa Parola, chi è Gesù e chi è la Chiesa?
Gesù è la realizzazione delle beatitudini. In quanto crocifisso ne compie la prima parte (è povero, afflitto, mite, affamato, assetato di giustizia, puro di cuore, pacificatore, perseguitato); in quanto risorto ne compie la seconda (il regno è suo, è consolato, eredita la terra, è saziato, trova misericordia, vede Dio, è Figlio di Dio). Le beatitudini sono, quindi, la carta d’identità del Figlio.
La Chiesa è fatta da coloro che ascoltano le beatitudini e, con la forza dello Spirito, fanno di Gesù la loro vita e la loro regola di vita.
😌 Medito
Gesù, vedendo che c’era tanta gente, sale verso il monte. Come Dio sul monte Sinai rivelò la Parola a Mosè, così qui, sul monte delle Beatitudini, la stessa Parola si manifesta pienamente nel Figlio per parlare alle «folle», cioè all’umanità oppressa dal male.
«Si mette a sedere». Gesù «cammina» quando insegna con la vita (cf. Mt 4,18); «si siede» quando insegna la Parola che spiega la sua vita.
«Gli si avvicinano i suoi discepoli». Sullo sfondo c’è la folla anonima. Il discepolo si distingue dalla folla, perché è colui che si fa vicino al Maestro per imparare da lui e seguirlo.
Nel suo discorso, Gesù, per nove volte, ripete la parola «beati», la quale, fungendo quasi da ritornello, serve ad imprimere in noi il modo di pensare di Dio, così diverso dal nostro. Gesù la usa per congratularsi con gli svantaggiati. Perché? Perché hanno «un grande vantaggio»: Dio è per loro, con loro, uno di loro!
La prima beatitudine è per i «poveri in spirito». Non sono quelli che hanno poco o niente, a differenza dei ricchi, che hanno molto o tutto. I «poveri nello spirito» sono gli umili, quelli che hanno il cuore del povero, in contrapposizione agli orgogliosi, che invece hanno il cuore del ricco.
Il «povero in spirito» è l’umile: vive di ciò che l’altro gli dà. Questa è la condizione del Figlio, che tutto riceve dal Padre, anche il suo stesso essere. Ognuno di noi è ciò che ha ricevuto (1Cor 4,7).
Il «povero in spirito» si fa “vuoto” per ricevere il “Tutto”: Dio. Dio al povero fa i suoi doni, anzi dona se stesso. La povertà interiore è la condizione per accoglierlo.
Il regno dei cieli è dei «poveri in spirito». La prima e l’ultima beatitudine sono al presente, le altre al futuro. Come dire: il regno di Dio è già dei poveri e dei perseguitati.
La seconda beatitudine è per «quelli che sono nel pianto»: gli afflitti. L’afflizione è una tristezza con pianto, un traboccare all’esterno di un’incontenibile sofferenza interiore. Gli afflitti «saranno consolati». La «consolazione» indica la gioia del mondo nuovo, in cui non ci sarà più il male. Esso c’è ancora, ma non è più la parola definitiva: si può e si deve sperare e agire contro il male.
Gesù, che piange su Gerusalemme ed è oppresso nell’orto del Getsemani, ha affrontato la croce guardando alla gloria che gli era posta innanzi, e ora siede alla destra di Dio. Guardando a lui e, soprattutto, seguendo lui, non ci scoraggiamo (Eb 12,2). Anzi: abbondiamo di consolazione in ogni tribolazione (2Cor 1,5).
Il destino di Gesù è anche il nostro; per questo “le sofferenze del momento presente non sono paragonabili alla gloria futura che dovrà essere rivelata in noi“ (Rm 8,18).
La terza beatitudine è quella riservata ai «miti». Il «mite» è colui che non si adira. È il contrario di chi aggredisce, sopraffà. Chi ama è sempre mite.
I miti «avranno in eredità la terra» (Sal 37,11). La terra, che fornisce da vivere, è simbolo dello Spirito, che è Signore e dà la vita. La terra promessa è la promessa dello Spirito. Chi ha lo spirito del povero, eredita la vita piena e definitiva.
Tra i miti della Scrittura ricordiamo specialmente Mosè (Nm 12,3) e Gesù (Mt 11,29; 21,5). Se i regni della terra appartengono ai furbi e ai prepotenti, che hanno qualcosa «della volpe e del leone» (Machiavelli), il regno dei cieli appartiene ai semplici e ai miti.
La quarta beatitudine è rivolta a «quelli che hanno fame e sete della giustizia» (Sal 107,5.9). Fame e sete sono bisogno di vita, e la vita è «la giustizia», cioè la volontà di Dio, il suo amore per tutti. Beato chi ha fame e sete di vivere sulla terra l’amore del Padre che è nei cieli, perché «sarà saziato».
La sazietà è pienezza di vita. Gesù, che compie ogni giustizia facendosi solidale con i fratelli perduti (Mt 3,15), è il Figlio, pieno della vita stessa del Padre (Mt 3,15-17). Da lui, fatto pane, anche noi prendiamo forza e sazietà.
La quinta beatitudine è donata ai «misericordiosi». Sono coloro il cui cuore si lascia toccare dalle sofferenze altrui come fossero le proprie. La misericordia è passione che si fa com-passione.
I misericordiosi «troveranno misericordia». Il misericordioso trova Dio stesso, che è misericordia, ma anche la sua identità, che è quella di essere figlio misericordioso come il Padre (Lc 6,36; cf. Mt 5,48). È l’unica beatitudine dove uno trova nel futuro ciò che già ora pratica: la misericordia!
La sesta beatitudine è per i «puri di cuore» (Sal 24,4; 73,1). Il cuore, centro della persona, contiene «l’uomo nascosto» (1Pt 3,4): Cristo, che per fede abita nel nostro cuore (Ef 3,17). Chi ha il cuore puro, non oscurato da brame e paure, lo trova.
I puri di cuore «vedranno Dio». Il cuore puro è un occhio trasparente che vede Dio. E lo vede in tutte le cose, perché lo ha dentro e lo proietta su tutto. La purezza di cuore si ottiene con la retta intenzione: chi in tutto cerca solo Dio, trova lui, che è tutto in tutti (1Cor 15,28).
La settima beatitudine è dedicata agli «operatori di pace». Operare per la pace tra gli uomini significa aiutarli a comportarsi da fratelli tra di loro.
Gli operatori di pace «saranno chiamati figli di Dio». Aiutare gli uomini a vivere la fraternità è l’opera del Padre e di chi già è figlio.
L’ottava beatitudine è per «i perseguitati a causa della giustizia» (1Pt 3,14; 2,19). Chi ama il Padre e i fratelli, si scontra con il male: trova ostilità e persecuzione, in sé e fuori di sé. Come la pace è costata a Gesù la croce, così anche ai suoi discepoli, i quali ritengono una «letizia» essere disprezzati come lui (At 5,41).
Ai perseguitati a causa della giustizia «appartiene il regno dei cieli». Il regno dei cieli, qui sulla terra, permane sotto il segno della croce. La vita del discepolo è sotto il segno della croce, luogo d’incontro tra l’ingiustizia dell’uomo e la giustizia di Dio, il quale è giusto perché ama tutti gli ingiusti. «È necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio» (At 14,22). Noi pensiamo che le contrarietà lo ostacolino. Ma la nostra è la vittoria dell’Agnello, vittorioso proprio perché immolato.
L’ultima beatitudine Gesù la rivolge a chi si è lasciato generare dall’ascolto della Parola: «Beati voi». È il «voi» dei fratelli, che gli assomigliano nel suo amore di «giusto», crocifisso per gli ingiusti.
Voi, che ascoltate la mia Parola – dice Gesù – siete beati quando:
«vi insulteranno»: la spada uccide il corpo, l’insulto la dignità della persona;
«vi perseguiteranno»: “Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20). La persecuzione rende simile il discepolo al Maestro: capace, come Lui, di dare la vita (cf. Gv 15,18-27; 16,1-4). La prova della persecuzione è la dimostrazione che siamo figli di Dio (Eb 12,8);
«e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia»: la diffamazione che si basa sulla menzogna è un insulto diffuso che toglie alla persona nome e onorabilità. Alla diffamazione, tuttavia, il discepolo deve sempre rispondere con dolcezza e rispetto perché, «nel momento stesso in cui si parla male di voi, rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo» (1Pt 3,16).
Coloro che sperimentano ingiustamente sulla propria persona l’insulto, la persecuzione e la maldicenza «per causa» di Cristo, «si rallegrino ed esultino, perché grande è la loro ricompensa nei cieli». Per il discepolo che è fedele incondizionatamente alla Parola del Maestro, la beatitudine diviene, così, gioia interna che fa saltare di gioia.
Dove risiede il motivo di così grande letizia? Nella «grande» ricompensa, la più grande che ci sia: «nei cieli» – cioè in Dio! – quando, vedendolo così come Egli è, saremo perfettamente simili all’immagine del Figlio suo. E allora sarà gioia piena per tutta l’eternità!
🤔 Rifletto
👉 Se la beatitudine nasce dal “farmi vuoto” per essere riempito da Dio, qual è oggi il principale ostacolo che mi impedisce di fare finalmente spazio al Suo Regno nella mia vita?
🙏 Prego
Signore Gesù,
che sali sul monte e ci inviti ad avvicinarci a Te,
insegnaci la via della vera felicità.
Rendici poveri nel cuore,
liberaci dall’illusione di bastare a noi stessi
e donaci il Regno che hai promesso a chi si affida a Te.
Consola, Signore, le nostre tristezze e le nostre ferite,
asciuga le lacrime che portiamo dentro
e facci sperimentare la Tua consolazione.
Donaci un cuore mite,
capace di non rispondere al male con il male,
di fidarsi di Te anche quando sembra di perdere tutto.
Accendi in noi la fame e la sete di giustizia,
il desiderio profondo della Tua volontà,
perché solo Tu puoi saziarci davvero.
Rendici misericordiosi come Tu sei misericordioso,
insegnaci a perdonare, a comprendere, ad amare
anche quando costa.
Purifica il nostro cuore, Signore,
allontana ciò che ci divide da Te,
perché possiamo riconoscerti nella nostra vita e nei fratelli.
Fa’ di noi uno strumento della Tua pace,
capace di costruire ponti e non muri,
per essere davvero figli del Tuo amore.
E quando seguirti ci porterà incomprensioni e rifiuti,
donaci la forza di restare fedeli,
ricordandoci che il nostro vero premio è stare con Te. Amen.
💪 Il mio impegno
💪 Mi propongo come obiettivo quello di passare dal ruolo di “proprietario” della mia vita a quello di “figlio” che riceve tutto dal Padre.
💪 In questa settimana, individuo una persona che solitamente mi provoca fastidio o mi spinge a reagire con aggressività (verbale o fisica). Mi impegno a rispondere con mitezza: rinuncio all’offesa, non cerco di avere l’ultima parola e provo a fare un piccolo gesto di gentilezza inaspettata verso quella persona.

Carmelo Vitellino
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