La tentazione dei credenti: nascondere la luce

“Voi siete il sale della terra… Voi siete la luce del mondo” (Mt 5,13.14)

V Domenica del Tempo Ordinario


🔥 Invoco lo Spirito Santo

Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.  Amen.


📜 Leggo Matteo 5,13-16

13 Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
14 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, 15 né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. 16 Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli.


🔍​ Colgo il messaggio nel contesto

Il capitolo 5 apre il Discorso della Montagna (Mt 5-7), il primo dei cinque grandi discorsi di Gesù nel vangelo di Matteo. Se le Beatitudini (5,1-12) descrivono l’essere del discepolo (la sua “carta d’identità” interiore), i versetti 13-16 ne descrivono l’agire (la sua “missione” nel mondo.

Gesù ha appena proclamato beati i perseguitati per la giustizia (v. 11-12). Subito dopo dice: «Voi siete il sale… voi siete la luce». Questo suggerisce che la testimonianza non deve spegnersi nemmeno sotto la prova della persecuzione; anzi, è proprio lì che il “sale” dà sapore e la “luce” brilla di più.

Gesù non dice “cercate di diventare sale” o “pregate per essere luce”, ma usa l’indicativo presente: «Voi siete sale… voi siete luce». Se segui le Beatitudini, naturalmente diventi un discepolo che dà sapore e che illumina.

Alla luce di questa Parola, chi è Gesù e chi è la Chiesa?

Gesù, sebbene qui dica ai discepoli «Voi siete la luce», nel resto del vangelo (e specialmente in Giovanni) sappiamo che la Luce vera è Lui: “Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita” (Gv 8,12). In Matteo 5, Gesù si rivela come la sorgente: i discepoli sono luce solo in quanto riflettono la Sua.
La Chiesa è una comunità per gli altri, in stato permanente di missione. La Chiesa non esiste per se stessa. Il sale serve a dare sapore al cibo, la luce a illuminare la casa. Una Chiesa che si chiude in se stessa perde la sua ragione d’essere: diventa “sale” insipido.


😌 Medito

Subito dopo, l’immagine cambia: «Voi siete la luce del mondo». Se il sale agisce nell’ombra della terra, la luce è il principio stesso della creazione. “Sia la luce! – disse Dio – e la luce fu” (Gen 1,3). Noi non siamo luce per merito nostro; siamo piuttosto come una lucerna, un semplice vaso di terracotta. Facciamo luce solo se siamo accesi dal fuoco di Cristo.

Gesù ci parla di «una città che sta sopra un monte». È l’immagine della comunità cristiana: un luogo dove si vivono le relazioni fraterne. Questa città «non può restare nascosta». Spesso noi ci preoccupiamo della nostra “visibilità”, ma la vera testimonianza non nasce dallo sforzo di farsi vedere, quanto da ciò che veramente si è. Una candela non si preoccupa di illuminare: semplicemente brucia, e bruciando fa luce. Il nostro vero problema non è “fare” luce, ma “essere” luce. Chi cerca la visibilità – senza l’identità – è come la rana della favola che si gonfia per sembrare un bue: finisce per scoppiare, perché nessuno può essere ciò che non è.

Spesso, però, preferiamo nascondere la nostra identità sotto il «moggio» – il secchio o il cesto – dei nostri opportunismi, delle nostre paure o delle nostre convenienze, finendo per soffocare la fiamma. Gesù, invece, ci sprona a «mettere la lampada sul candelabro». Per Lui, paradossalmente, il candelabro fu la Croce: nel momento del massimo nascondimento e dell’apparente sconfitta, Egli si è rivelato pienamente al mondo.

Così deve risplendere la nostra vita davanti agli uomini. Non perché essi lodino noi – il cristiano non agisce mai per vanagloria – ma perché, vedendo la “bellezza” delle nostre «opere buone», possano risalire alla sorgente. Se i nostri fratelli avvertono in noi il profumo di Cristo, il loro sguardo non si fermerà su di noi, ma si volgerà al «Padre che è nei cieli».


🤔​ Rifletto

👉 Oggi, la mia vita sta cercando di essere “rilevante” agli occhi degli uomini o sta semplicemente “bruciando” per amore di Dio, lasciando che la luce sia solo la naturale conseguenza del mio fuoco interiore?


🙏 Prego

Signore Gesù,
tu ci guardi e ci dici:
voi siete il sale della terra,
voi siete la luce del mondo.
Non ci chiedi di diventare altro,
ma di riconoscere il dono che hai già posto in noi.

Donaci il sapore delle Beatitudini.
Liberaci dall’egoismo che rende insipida la vita
e insegnaci l’umiltà di chi sa dare la propria vita senza rumore.
Fa’ che la tua sapienza, la sapienza della Croce,
sia più forte della logica del mondo che ci abita.

Accendi in noi il tuo fuoco, Signore.
Siamo lucerne fragili, vasi di terracotta:
se tu non ci accendi, restiamo spenti.
Metti la nostra lampada sul tuo candelabro,
anche quando questo candelabro ha la forma della Croce,
anche quando brillare significa consumarsi per amore.

Custodisci la tua Chiesa come città posta sul monte:
un luogo di fraternità vera,
dove chiunque possa intravedere il volto del Padre.

E fa’ che le nostre opere non parlino di noi,
ma conducano a te.
Che coloro che ci incontrano non si fermino alla nostra povertà,
ma sentano il profumo di Cristo
e alzino lo sguardo verso il Padre che è nei cieli.

Amen.


💪​ Mi impegno


Carmelo Vitellino
V Domenica del Tempo Ordinario
08-02-2026

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