Dio non è un distributore di miracoli: la tentazione di usare Dio

Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo” (Mt 4,1)


🔥 Invoco lo Spirito Santo

Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.  Amen.


📜 Leggo Mt 4,1-11

1 Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2 Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3 Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». 4 Ma egli rispose: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5 Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6 e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
7 Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
8 Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9 e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10 Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
11 Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.


🔍​ Colgo il messaggio nel contesto

Il quarto capitolo del vangelo di Matteo funge da “ponte” tra la vita nascosta di Gesù e la sua missione pubblica. Dopo il Battesimo al Giordano (cap. 3), dove il Padre ha rivelato l’identità di Gesù come il Figlio suo amato, il capitolo 4 si apre con un apparente paradosso: lo Spirito Santo non conduce Gesù verso il trionfo, ma nel deserto.

Le tentazioni (vv. 1-11) non sono un incidente di percorso, ma una tappa necessaria. Il diavolo approfitta della fame e della solitudine di Gesù per sferrare una sfida alla sua identità. Usando la sottile insinuazione: «Se tu sei Figlio di Dio…», il tentatore cerca di scardinare la fiducia di Gesù nel Padre, spingendolo a usare i suoi poteri per il proprio bisogno (il pane), per la propria immagine (il pinnacolo del tempio) o per il controllo del mondo (il potere politico).

In questo duello, Gesù agisce come il nuovo Israele: laddove il popolo nel deserto aveva mormorato e fallito, Gesù vince restando ancorato alla Parola di Dio. Ogni sua risposta è una citazione del Deuteronomio, a indicare che il vero Figlio non è chi comanda, ma chi obbedisce.

Una volta superata la prova, il capitolo 4 narra il cambio di scenario (vv. 12-17). Gesù si dirige e si stabilisce a Cafarnao, nella “Galilea delle genti”. Questa scelta geografica ha un valore profetico: Matteo vuole sottolineare che la missione di Gesù è una luce che sorge nelle tenebre del mondo. È qui che inizia il suo annuncio centrale: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino».

La parte finale del capitolo (vv. 18-25) mostra come questa luce inizi a irradiare e ad attirare altri. Gesù chiama i primi quattro discepoli (Pietro, Andrea, Giacomo e Giovanni), trasformandoli da pescatori di pesci a “pescatori di uomini”. La missione solitaria del deserto diventa ora una missione comunitaria.

Il capitolo si chiude con un sommario dell’attività di Gesù: egli percorre tutta la Galilea, insegnando, predicando e guarendo ogni sorta di malattia. Questa esplosione di popolarità e la folla enorme che lo segue dalle regioni circostanti sono il presupposto logico del capitolo 5: vedendo quella moltitudine, Gesù salirà sul monte per pronunciare il Discorso della Montagna.

Punto chiave: il racconto delle Tentazioni ci dice che Gesù, prima di vincere il male nel mondo (con l’annuncio della Parola, le guarigioni e gli esorcismi), vince il male stesso nel segreto del deserto. Pertanto, Gesù ha il “diritto” di parlare sul monte alla folla che lo segue, proprio perché ha vinto la sua battaglia contro il nemico. E la sua parola è autorevole perché è stata forgiata nel silenzio e nella prova del deserto. Così, solo dopo aver dimostrato di essere il Figlio fedele che incarna perfettamente la Legge – cioè, la volontà del Padre – Gesù può salire sul monte per “dare pieno compimento” alla Legge stessa (5,17).


😌 Medito

Lo Spirito ricevuto nel battesimo conduce Gesù non in un luogo privilegiato, ma nel deserto montagnoso che si trova sopra il Giordano, perché là il diavolo lo tentasse. Lo Spirito non fa evitare, bensì affrontare la prova: «Figlio, se ti presenti a servire il Signore, preparati alla tentazione» (Sir 2,1).

«Diavolo» in greco significa «divisore»: è colui che ci divide da Dio e ci lascia soli. È chiamato anche il «tentatore»: colui che tenta di farci cadere. È chiamato pure «satana», l’accusatore: una volta che siamo caduti, ci accusa implacabilmente inchiodandoci alla nostra colpa.

Nel deserto, per quaranta giorni e quaranta notti, Gesù digiunò. Il suo digiuno è associato alla preghiera che è essenzialmente ascolto della Torah (Legge).

Il numero «quaranta» richiama i quaranta giorni di Mosè sul monte e i quaranta giorni di Elia in cammino verso l’Oreb (Dt 9,9; 1Re 19,1-8). Il numero allude anche agli anni di Israele nel deserto.

«Alla fine, Gesù ebbe fame». Il punto d’attacco della tentazione è la fame, il bisogno. Satana gli propone di trasformare le pietre in pane. Tale proposta nasconde un’illusione: che il benessere fisico sia l’unico bene assoluto e che tutto il resto debba essere al suo servizio.

Di fronte alla tentazione, Gesù non risponde con ragionamenti umani, ma con la Parola di Dio custodita nella Scrittura: «Sta scritto». Spesso siamo tentati di liquidare la Parola come qualcosa di poco concreto, ma essa è l’unica via per non soccombere davanti al nemico.

Gesù, citando Dt 8,3, ci insegna che il valore assoluto non è la sopravvivenza biologica, ma il “modo” con cui viviamo: se ascoltiamo il Padre, viviamo da figli e da fratelli, e questo assicura già ora il pane per tutti.

Nella seconda tentazione si nasconde l’ansia di sicurezza – presente in ogni uomo – che vuole piegare il Signore ai propri desideri. È la tentazione di cercare i doni invece del Donatore, è la pretesa che Dio faccia ciò che piace a noi. Il diavolo arriva persino a citare il Salmo 91 per spingere Gesù al protagonismo, ma Gesù risponde richiamando Dt 6,16: «Non metterai alla prova il Signore Dio tuo» – letteralmente: “Non tenterete il Signore, vostro Dio, come lo tentaste a Massa” (la tentazione dell’acqua) – . La vera vita di fede non consiste nel chiedere a Dio di ascoltarci, ma nel metterci noi in ascolto di Lui.

Infine, nella terza tentazione, il diavolo offre a Gesù «tutti i regni del mondo e la loro gloria», a condizione che Lui sia disposto ad adorare il dominio e la vanagloria, personificati da Satana. Il potere è il vero idolo, il dio di questo mondo, l’alternativa unica al vero Dio.
Gesù sarà re, ma sulla croce, mettendo la sua vita al servizio di tutti, senza dominare nessuno.
La risposta di Gesù è decisa e immediata: «Vattene, Satana!». Anche Pietro sarà chiamato “satana”, perché attende un Messia potente, e non crocifisso (Mt 16,23). E Gesù aggiunge: «Sta scritto: Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto». Qui Gesù cita Dt 6,13, in cui si richiama il vitello d’oro.
Adorare Dio significa scegliere ciò che è vero contro ciò che – come il vitello d’oro, simbolo del dominio e della vanagloria – appare brillante ma è vuoto.

Una volta che il diavolo lo lascia, «degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano». Secondo il brano parallelo di Mc 1,13, Egli anche «stava con le bestie selvatiche», simboli, queste, dei nostri impulsi e bisogni. Se abitiamo i nostri limiti e i nostri istinti con la certezza che c’è Qualcuno che si prende cura di noi, smettono di spaventarci o di dominarci. Se, invece, sono vissuti secondo la logica del possesso, diventano bestie che ci divorano.


💡​Alla luce di Mt 4,1-11, chi è Gesù e chi è la Chiesa?

👉​ Gesù è:

il Figlio obbediente, il Nuovo Israele, colui che definisce se stesso non per ciò che può fare (trasformare pietre in pane), ma per il suo ascolto del Padre;
l’uomo della Parola, colui che “vive” nelle Scritture. Infatti, non risponde alle tentazioni con ragionamenti propri, ma lascia che sia la voce di Dio (il Deuteronomio) a parlare per lui. Egli è il Verbo che si sottomette alla Parola scritta;
il Messia che rifiuta lo spettacolo: rifiutando di gettarsi dal tempio, Gesù rivela di essere un Messia che non cerca lo spettacolo o il successo facile. Egli è il Figlio che non usa il suo rapporto con il Padre per ottenere l’attenzione delle persone attraverso il miracolo “a comando”, ma sceglie la via dell’umiltà e del nascondimento;
il Servo di Dio: all’offerta di tutti i regni del mondo, Gesù preferisce l’adorazione esclusiva di Dio. Il suo potere regale non nasce dal compromesso col male, ma dalla fedeltà assoluta al Padre.

La Chiesa è:

una comunità che vive della Parola: riconosce che il “pane”, da solo, non basta a dare vita. La sua prima missione è ricordare al mondo che l’uomo ha fame di infinito, nutrendosi quotidianamente di ogni parola che esce dalla bocca di Dio;
una comunità che non mette Dio alla prova: è chiamata ad essere povera e umile, rifiutando la tentazione di usare la fede per ottenere prestigio, visibilità o privilegi sociali;
una comunità che adora solo il Signore: resistendo all’idolatria del potere, del denaro e del successo, “sta in ginocchio” solo davanti a Dio, che riconosce come suo unico Signore;
una comunità tentata e vittoriosa: come Gesù, è costantemente “condotta dallo Spirito nel deserto”. La tentazione non è un segno di fallimento, ma l’occasione in cui la Chiesa verifica se ama Dio per Se stesso o per i suoi doni.


🤔​ Rifletto

«Sta scritto». Nei momenti di tentazione su che cosa mi appoggio: su me stesso, sulle mie forze oppure sulla Parola di Dio?


🙏 Prego

Signore Gesù,
condotto dallo Spirito nel deserto,
hai accettato di affrontare la prova
senza fuggire, senza cercare scorciatoie.

Anch’io sperimento i miei deserti:
luoghi di fame, di bisogno, di solitudine.
Spesso ho paura della prova e cerco rifugi facili,
pane che sazi subito,
sicurezze che mi facciano sentire forte.

Tu, che hai avuto fame,
insegnami a riconoscere
che non di solo pane vive il mio cuore.
Donami il desiderio della tua Parola,
la fiducia che essa basta
quando tutto sembra mancare.

Liberami dalla tentazione
di piegare Dio ai miei desideri,
di cercare i tuoi doni più del tuo volto.
Fa’ che impari ad ascoltare prima di chiedere,
ad affidarmi prima di pretendere.

Salvami dall’idolo del potere,
dal bisogno di apparire,
dalla volontà di dominare.
Tu che hai scelto la via della croce,
insegnami la regalità del servizio,
la forza mite dell’amore che si dona.

Spirito Santo,
che hai guidato Gesù nel deserto,
conduci anche me:
non lontano dalla prova,
ma dentro di essa,
perché, sostenuto dalla Parola,
possa scegliere sempre il vero
e adorare solo Dio.

Amen.


💪​ Il mio impegno


💝 Custodisco nel cuore

Non cercare di evitare la prova:
chiedi la grazia di abitarla

Carmelo Vitellino
22-02-2026
I Domenica di Quaresima

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