Chi è il Lazzaro alla tua porta?

Giovedì 5 marzo 2026
I settimana di Quaresima


🔥 Invoco lo Spirito Santo

Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.

Amen.


📜 Leggo Luca 16,19-31

19 C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. 20 Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, 21 bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. 22 Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. 23 Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. 24 Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. 25 Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. 26 Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. 27 E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, 28 perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. 29 Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. 30 E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. 31 Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”.


😌 Medito

La parabola del ricco egoista e del povero Lazzaro ci mette di fronte a due drammi: l’indifferenza e la pretesa di essere padroni – e non amministratori – dei beni ricevuti e della stessa vita.

L’uomo ricco non viene accusato di aver rubato, sfruttato o di aver commesso ingiustizie evidenti. Il suo vero problema non è morale in senso stretto, ma relazionale: vive come se ciò che possiede fosse solo suo, come se il denaro e il benessere non avessero nulla a che fare con la fede, come se il rapporto con Dio potesse essere separato dall’uso concreto dei beni.

Il dettaglio degli abiti – la porpora e il lino finissimo – non indicano solo lusso, ma una vita orientata ad apparire, a ottenere prestigio e riconoscimento sociale. Il rischio, sempre attuale, è quello di spendere energie, tempo e risorse non per diventare più umani, ma per sostenere un’immagine di sé. Il Vangelo, invece, ci chiede: a quali sguardi vogliamo piacere? A quelli degli uomini o a quello di Dio?

Sotto quegli abiti raffinati, Gesù lascia intravedere una povertà nascosta: il ricco non parla, non dialoga, non incontra nessuno. È ripiegato su se stesso, incapace di uscire dal proprio mondo. La ricchezza, quando diventa assoluta, isola dagli altri. Qui l’uomo ricco appare come una persona che cerca di riempire con il benessere e gli eccessi un vuoto interiore che resta però non risolto.

Lazzaro, al contrario, è gettato lì, sulla soglia, come uno “scarto”, direbbe papa Francesco. Non ha voce, nessuno che lo sostenga, che lo difenda. Eppure, ha un nome, mentre il ricco resta anonimo.

C’è un dettaglio che non deve sfuggirci di questo Vangelo: i cani si avvicinano a Lazzaro, lo vedono, lo toccano, cercano di alleviare le sue ferite. Il ricco no. È un’immagine dura, ma chiarissima: quando il cuore si indurisce, si può perdere quella sensibilità che, invece, gli animali dimostrano di avere.

Gesù utilizza immagini forti del suo tempo per dire una verità decisiva: l’abisso che separa il ricco da Lazzaro non nasce dopo la morte, ma prima. È stato scavato ogni giorno, ogni volta che quella porta non è stata attraversata, ogni volta che la ricchezza non è diventata occasione di incontro e di condivisione. Il giudizio finale non è una vendetta di Dio, ma il momento in cui viene alla luce ciò che la persona è diventata nel corso della sua vita.

Gesù, raccontando questa parabola, non vuole assolutamente idealizzare la povertà né invitare alla rassegnazione. Al contrario, denuncia una situazione che non dovrebbe esistere. La presenza di Lazzaro è un’accusa rivolta a un mondo che gestisce male i doni di Dio. Il brano parla di paradiso per dirci che Dio non resta indifferente davanti all’ingiustizia, prende posizione, e la prende a favore di chi è privato del necessario.

Il dialogo finale è il cuore della parabola. Il ricco chiede un miracolo che scuota i suoi fratelli, perché anch’essi non cadano nello stesso errore. Ma la risposta è disarmante nella sua semplicità: c’è già la Parola! Dio ha già parlato in modo chiaro nella Scrittura. Il vero miracolo sarebbe quello di lasciarsi convertire dalla Parola, ma, in realtà, è ciò che manca. Senza questa apertura del cuore alla Parola di Dio, nemmeno il miracolo più grande – uno che risorge dai morti – riuscirebbe a generare una vera conversione.

Questo Vangelo, allora, ci raggiunge come credenti e come comunità. Ci chiede se la nostra fede incide davvero sul modo in cui usiamo il denaro, il tempo, le capacità, le opportunità.

La domanda conclusiva che ognuno può farsi è questa: chi è oggi il “Lazzaro” che Dio ha posto sulla soglia della mia vita? E che tipo di mondo sto costruendo con i beni – materiali e spirituali – che mi sono affidati?

🤔​ Rifletto

👉​ «Stava alla sua porta… bramoso di sfamarsi».
– Il povero è vicinissimo, addirittura sulla soglia di casa. Quante volte cerco giustificazioni dicendo che le povertà sono lontane, mentre forse, con uno sguardo più attento, scoprirei persone bisognose proprio accanto a me?

👉​ «Se non ascoltano Mosè e i Profeti…».
– Le Scritture ci invitano costantemente a prenderci cura di chi ci sta accanto. Mi sto lasciando interpellare dalla Parola di Dio in modo concreto o cerco di rimanere comodo nelle mie abitudini?

👉 «Neanche se uno risorgesse dai morti…».
– Gesù è già risorto, eppure quante volte viviamo come se non fosse accaduto nulla! La Risurrezione mi spinge a una maggiore responsabilità verso i poveri?


🙏 Prego

Signore Gesù,
riconosco che spesso rimango chiuso nel mio benessere
e non vedo il fratello che ha bisogno.
Aiutami a non trovare scuse o a demandare sempre ad altri.
Fa’ che la tua Parola mi converta “oggi”,
perché non voglio più passare oltre
davanti ad un Lazzaro senza accorgermi di lui.

Amen.


💪​ Mi impegno

Oggi compirò un atto di condivisione concreta o un semplice gesto di attenzione a favore di una persona bisognosa molto vicina a me. Cercherò di farlo con discrezione e amore, ricordando la parola di Gesù: “Quando fai la carità, non suonare la tromba davanti a te, per essere lodato dalla gente” (Mt 6,2).


💝 Custodisco nel cuore

Non devo aver paura di aprire la mia porta: il bene che non condivido è l’unica vera povertà che mi porto nell’eternità.

Carmelo Vitellino
05-03-2026