Padroni o custodi?

“C’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna…” (Mt 21,33)

Venerdì 6 marzo 2026
II settimana di Quaresima


🔥 Invoco lo Spirito Santo

Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.

Amen.


📜 Leggo Matteo 21,33-43.45-46

33 Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 34 Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. 35 Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. 36 Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. 37 Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. 38 Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. 39 Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. 40 Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?”. 41 Gli risposero: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”.
42 E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture:
La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?

43 Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti.
45 Udite queste parabole, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro. 46 Cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla, perché lo considerava un profeta.


😌 Medito

Nella parabola dei vignaioli omicidi, Gesù offre una sintesi intensa e drammatica della storia della salvezza. Il padrone della vigna rappresenta Dio, che con pazienza e premura prepara ogni cosa: lavora il terreno, lo circonda con una siepe, vi scava il torchio e costruisce una torre. Sono gesti che rivelano una cura attenta, amorosa e gratuita. Nulla è lasciato al caso: la vigna nasce da un progetto d’amore.

I vignaioli rappresentano coloro ai quali Dio affida ciò che è suo: anzitutto il popolo che si è scelto, ma anche, in senso più ampio, ogni uomo e ogni donna chiamati a custodire e far fruttificare i doni ricevuti. L’immagine della vigna, profondamente radicata nella tradizione biblica, parla infatti di un legame vitale con Dio, di una relazione che non è soltanto giuridica ma sponsale, affettiva, fondata sull’alleanza. Dio non si comporta come un padrone distante o diffidente, ma come qualcuno che si fida, che affida, che si espone persino al rischio del rifiuto.

I vignaioli dimenticano che la vigna non appartiene a loro. Il peccato si manifesta allora come un’appropriazione indebita, come la pretesa di possedere in modo assoluto ciò che in realtà è stato ricevuto in dono. Gli inviati del padrone – figura dei profeti – vengono respinti, maltrattati, persino uccisi. È l’immagine di un cuore che, invece di lasciarsi richiamare, si indurisce progressivamente fino a non riconoscere più la voce di Dio.

L’ostinazione nel peccato non nasce da un gesto improvviso, ma da un processo lento: si comincia ignorando, si continua giustificando, e si finisce per eliminare ciò che disturba.

Il vertice della parabola è l’invio del figlio. Qui il racconto assume un tono sorprendente, quasi scandaloso. Dal punto di vista umano, mandare il figlio sembra un gesto irragionevole, persino ingenuo. Eppure è proprio così che Gesù rivela il cuore di Dio: un Padre che non si arrende, che tenta l’ultima via dell’amore anche quando tutto lascia prevedere il rifiuto.

Il figlio viene cacciato fuori dalla vigna e ucciso. In queste parole si intravede chiaramente ciò che accadrà a Gesù stesso, condannato e crocifisso fuori dalle mura della città. La parabola non è soltanto il racconto di una vicenda passata: è anche una profezia della Passione.

E tuttavia il rifiuto e la violenza non hanno l’ultima parola. Gesù richiama il Salmo 118: «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo». Ciò che viene scartato, rifiutato, eliminato diventa, per l’opera misteriosa di Dio, il fondamento di una costruzione nuova. Il fallimento apparente si trasforma in compimento, la morte diventa passaggio alla vita. Il male dell’uomo non riesce a bloccare il progetto di Dio: paradossalmente, viene assunto e trasformato in occasione di salvezza.

Ma la parabola non riguarda soltanto la storia di Israele o gli eventi della Passione. Essa interpella direttamente anche la nostra vita. Anche noi siamo una vigna amata, preparata con cura e affidata alla nostra responsabilità. La nostra esistenza — con le sue relazioni, i suoi talenti e il tempo che ci è donato — non nasce dal nulla e non ci appartiene in modo assoluto.

Quando viviamo come se fossimo i padroni di tutto, quando ci chiudiamo all’ascolto o respingiamo le chiamate che ci invitano a cambiare, rischiamo di seguire la logica sbagliata dei vignaioli.

Accogliere il Figlio significa, invece, riconoscere che la vita è insieme dono e responsabilità. Il frutto non nasce dal possesso, ma dalla comunione. Quando il Figlio è accolto, la vigna produce frutto abbondante: non per la gloria dei vignaioli, ma per la gioia del padrone.

Anche la nostra vita, con le sue ferite e le sue fragilità, può diventare uno spazio in cui il Regno di Dio prende forma, cresce silenziosamente e porta speranza al mondo.

🤔​ Rifletto

👉​ «La diede in affitto a dei contadini».
– Anche la mia vita è un dono che Dio mi affida. Me ne sento proprietario assoluto oppure amministratore responsabile?

👉​ «Mandò i suoi servi … da ultimo mandò loro il figlio».
– Dio non si stanca di cercarmi, di mandarmi segni, profeti, richiami alla conversione. Sono attento a questi inviti o li rifiuto perché disturbano i miei progetti?

👉 «La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo».
– Gesù, respinto e crocifisso, è la base su cui Dio costruisce la Chiesa e la salvezza. Ho davvero accolto Cristo come “pietra d’angolo” della mia esistenza, o cerco di costruire su altre fondamenta?

👉 «A voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
– La salvezza è dono gratuito, ma chiede frutti di santità e di amore. Mi impegno a portare frutti degni del Vangelo?


🙏 Prego

Signore Gesù,
perdona le volte in cui mi approprio di ciò che appartiene a te, vivendo come se fossi il padrone assoluto della mia vita.
Donami un cuore docile,
che riconosca nel tuo Vangelo il fondamento sicuro.
Fa’ che la mia esistenza, come vigna da te curata,
produca frutti di giustizia, di carità
e di testimonianza che Tu attendi da me.

Amen.


💪​ Mi impegno

Farò un gesto concreto per riconoscere la Signoria di Dio sulla mia vita: ad esempio, recito con cura la preghiera del “Padre nostro”, concentrandomi sulla frase “Venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà”.


💝 Custodisco nel cuore

La vita non mi è stata data per possederla, ma per custodirla e farla fruttificare nell’amore.

Carmelo Vitellino
06-03-2026