
“Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette” (Mt 18,22)
Martedì 10 marzo 2026
III settimana di Quaresima
🔥 Invoco lo Spirito Santo
Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.
Amen.
📜 Leggo Matteo 18,21-35
21 Allora Pietro si avvicinò a Gesù e gli disse: “Signore, se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli? Fino a sette volte?”. 22 E Gesù gli rispose: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
23 Per questo, il regno dei cieli è simile a un re che volle regolare i conti con i suoi servi. 24 Aveva cominciato a regolare i conti, quando gli fu presentato un tale che gli doveva diecimila talenti. 25 Poiché costui non era in grado di restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, i figli e quanto possedeva, e così saldasse il debito. 26 Allora il servo, prostrato a terra, lo supplicava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa”. 27 Il padrone ebbe compassione di quel servo, lo lasciò andare e gli condonò il debito.
28 Appena uscito, quel servo trovò uno dei suoi compagni, che gli doveva cento denari. Lo prese per il collo e lo soffocava, dicendo: “Restituisci quello che devi!”. 29 Il suo compagno, prostrato a terra, lo pregava dicendo: “Abbi pazienza con me e ti restituirò”. 30 Ma egli non volle, andò e lo fece gettare in prigione, fino a che non avesse pagato il debito.
31 Visto quello che accadeva, i suoi compagni furono molto dispiaciuti e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. 32 Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: “Servo malvagio, io ti ho condonato tutto quel debito perché tu mi hai pregato. 33 Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. 34 Sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non avesse restituito tutto il dovuto. 35 Così anche il Padre mio celeste farà con voi se non perdonerete di cuore, ciascuno al proprio fratello”.
😌 Medito
Il vangelo di oggi ci porta al cuore del messaggio cristiano: la misericordia come misura nuova delle relazioni. La proposta di Pietro – perdonare «fino a sette volte» – sembra già molto generosa. Ma Gesù supera ogni calcolo: «non fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette». Non è una misura da calcolare, ma uno stile di vita. Per Gesù il perdono non è un’eccezione da concedere con fatica, ma una scelta stabile, un atteggiamento del cuore.
La domanda di Pietro: «Quante volte dovrò perdonare? Fino a sette volte?», non nasce nel vuoto. Nel giudaismo del tempo il tema del perdono era oggetto di discussione tra i rabbini, che cercavano di stabilire limiti e criteri. Alcune tradizioni rabbiniche parlavano, per esempio, di perdonare fino a tre volte.
Per questo motivo, molti studiosi osservano che la proposta di Pietro – «fino a sette volte» – poteva già sembrare un grande passo in avanti rispetto alla mentalità del suo ambiente. Ma Gesù non entra nella logica del conteggio. Cambia completamente prospettiva: non chiede “quante volte”, ma “con quale atteggiamento interiore”. Dicendo «settanta volte sette» (o «settantasette», secondo alcune traduzioni), Gesù non indica una cifra precisa, ma introduce una logica nuova, che rompe l’idea stessa di un limite stabilito.
La parabola cosiddetta del “servo spietato” rende l’insegnamento di Gesù ancora più forte attraverso una sproporzione volutamente sorprendente. Il primo servo deve diecimila talenti: una cifra enorme. Gesù usa le unità più grandi disponibili per indicare un debito fuori da ogni immaginazione.
Per capirne la grandezza basta un semplice confronto: un talento corrispondeva a circa vent’anni di salario di un lavoratore a giornata. Diecimila talenti significherebbero, quindi, circa sessanta milioni di giornate di lavoro, cioè duecentomila anni. Non è semplicemente un debito molto grande: è un debito impossibile da restituire.
Proprio qui emerge un punto decisivo della parabola. Quando il servo promette al re: «Ti restituirò ogni cosa», la sua promessa è fuori dalla realtà. Non sta facendo un vero piano per saldare il debito; sta parlando in preda alla disperazione. La parabola mette così in luce una verità spirituale: davanti a Dio spesso promettiamo l’impossibile, come se bastassero il tempo e l’impegno per ripagare ciò che abbiamo ricevuto. Ma la salvezza non si compra e non si guadagna con i nostri sforzi.
Il vero scandalo arriva subito dopo. Il servo che ha ricevuto un perdono immenso non riesce a lasciarsi trasformare da quella misericordia. Quando incontra un compagno che gli deve cento denari, reagisce con durezza e violenza. La sproporzione è evidente. Cento denari non sono una cifra ridicola: equivalgono a circa cento giornate di lavoro. Non è poco. Ma accanto a duecentomila anni di lavoro è come una goccia nell’oceano.
Qui sta l’ammonimento di Gesù: è possibile ricevere un perdono immenso e continuare a vivere con il cuore chiuso. È possibile fare esperienza della grazia senza lasciarsi da essa cambiare.
Così Gesù conduce Pietro – e ciascuno di noi – al punto decisivo. Il perdono cristiano non è una regola da calcolare, ma la conseguenza di un’esperienza. Se vivo davvero del perdono di Dio, allora lentamente, anche tra fatiche e cadute, divento capace di usare misericordia verso gli altri. Se invece continuo a non voler perdonare il debito degli altri, forse significa che il Vangelo non ha ancora raggiunto e cambiato il mio cuore.
Gesù smaschera così una tentazione sottile ma molto reale: separare il rapporto con Dio dalle relazioni con i fratelli. Accogliere il perdono di Dio senza imparare a perdonare gli altri è una contraddizione. Il perdono cristiano non nasce dal carattere o dalla semplice buona volontà, ma dalla memoria viva di ciò che abbiamo ricevuto.
La conclusione della parabola è chiara. Rifiutare di perdonare significa restare prigionieri, consegnati agli «aguzzini» interiori del rancore, del risentimento e dell’odio. Il perdono, invece, libera e guarisce prima di tutto chi lo dona.
🤔 Rifletto
👉 Pietro chiede a Gesù: «Quante volte devo perdonare?». Anche noi, spesso, ragioniamo così: cerchiamo un limite, una misura.
❓Quando qualcuno mi ferisce, il mio primo pensiero è stabilire fino a dove posso sopportare oppure cercare di ricostruire la relazione?
👉 Nella parabola, il servo ha ricevuto un condono enorme, ma sembra dimenticarlo subito. La memoria del bene ricevuto è spesso la radice della misericordia verso gli altri.
❓Sono consapevole di quanto io stesso abbia ricevuto misericordia nella vita? Ricordo i momenti in cui sono stato perdonato, compreso, rialzato?
👉 Gesù costruisce la parabola su un contrasto impressionante: un debito immenso condonato e uno piccolo preteso con durezza.
❓Nelle mie relazioni tendo a ingrandire il torto che ho subito e a ridurre quello che ho fatto io?
👉 Il servo che non perdona diventa, alla fine, prigioniero della sua stessa durezza.
❓C’è qualche rancore che continuo a portare dentro? Quel rancore sta davvero “punendo” l’altro oppure sta imprigionando me?
👉Il centro della parabola non è una regola morale, ma una trasformazione del cuore.
❓Il perdono che ricevo da Dio sta cambiando il mio modo di guardare gli altri? Oppure la mia fede rimane qualcosa di separato dalle relazioni quotidiane?
🙏 Prego
Signore,
quante volte anch’io ho ricevuto da te
un perdono che non meritavo
e che non avrei potuto conquistare da solo.
Eppure, faccio fatica a lasciare andare,
a non trattenere il torto subito,
a non rinfacciare.
Guarisci il mio cuore, rendilo simile al tuo.
Insegnami a perdonare come Tu perdoni,
perché anch’io possa vivere nella libertà dei figli.
Amen.
💪 Mi impegno
Il perdono non è sempre immediato; a volte è un cammino. Oggi cercherò di fare un piccolo passo di misericordia verso qualcuno.
💝 Custodisco nel cuore
| Se io vivo del perdono di Dio imparo, giorno dopo giorno, a perdonare. |

Carmelo Vitellino
10-03-2026
