
“«Né lui ha peccato né i suoi genitori,
ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio»”
(Gv 9,3)
Domenica 15 marzo 2026
IV domenica di Quaresima
Anno A
Spesso pensiamo che per incontrare Dio serva la perfezione, la pulizia, la luce assoluta. Ma il vangelo di Giovanni ci sconcerta: Gesù non cerca un santo, cerca un uomo seduto nel fango. Cerca un’umanità fragile e ferita. In questa immagine, le mani di Cristo non cancellano la nostra polvere, ma la impastano. Guardate bene: dentro l’oscurità della materia povera, tra le pieghe del dolore e della fragilità, brillano frammenti di luce dorata. È lì, nella ferita aperta, che Dio depone i suoi diamanti. Mentre il mondo intorno grida giudizi (quella pioggia di lettere grigie che vorrebbe catalogare la sofferenza in “colpa” o “merito”), Dio sceglie il silenzio della carezza. E il fango, una volta lavato nelle acque di Sìloe, diventa lo specchio di un mondo dove non siamo più definiti da ciò che ci manca, ma da Colui che ci ha guardati con amore e tenerezza.
🔥 Invoco lo Spirito Santo
Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.
Amen.
📜 Leggo Giovanni 9,1-41
1 Passando, Gesù vide un uomo cieco dalla nascita 2 e i suoi discepoli lo interrogarono: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?”. 3 Rispose Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. 4 Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5 Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo”. 6 Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7 e gli disse: “Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe” – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8 Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: “Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?”. 9 Alcuni dicevano: “È lui”; altri dicevano: “No, ma è uno che gli assomiglia”. Ed egli diceva: “Sono io!”. 10 Allora gli domandarono: “In che modo ti sono stati aperti gli occhi?”. 11 Egli rispose: “L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista”. 12 Gli dissero: “Dov’è costui?”. Rispose: “Non lo so”.
13 Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14 era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. 15 Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: “Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo”. 16 Allora alcuni dei farisei dicevano: “Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato”. Altri invece dicevano: “Come può un peccatore compiere segni di questo genere?”. E c’era dissenso tra loro. 17 Allora dissero di nuovo al cieco: “Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?”. Egli rispose: “È un profeta!”.
18 Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. 19 E li interrogarono: “È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?”. 20 I genitori di lui risposero: “Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; 21 ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé”. 22 Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. 23 Per questo i suoi genitori dissero: “Ha l’età: chiedetelo a lui!”.
24 Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore”. 25 Quello rispose: “Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo”. 26 Allora gli dissero: “Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?”. 27 Rispose loro: “Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?”. 28 Lo insultarono e dissero: “Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! 29 Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia”. 30 Rispose loro quell’uomo: “Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. 31 Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. 32 Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. 33 Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla”. 34 Gli replicarono: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori.
35 Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: “Tu, credi nel Figlio dell’uomo?”. 36 Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. 37 Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. 38 Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui.
39 Gesù allora disse: “È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi”. 40 Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: “Siamo ciechi anche noi?”. 41 Gesù rispose loro: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane”.
Cosa dice il testo in sè
✅ Il brano si apre con un incontro: Gesù passa accanto a un uomo «cieco dalla nascita» che siede sul ciglio della strada a chiedere l’elemosina. I discepoli pongono una domanda guidata dal principio di causa-effetto: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?».
✅ Gesù però sposta l’attenzione dal “chi” al “perché”: la cecità non è un castigo, ma l’occasione perché siano «manifestate in lui le opere di Dio» (Gv 9,3). Il Signore compie un gesto che richiama la creazione dell’uomo: usa polvere e saliva per fare del fango, lo spalma sugli occhi del cieco e lo invia a lavarsi nella piscina di Sìloe (che significa “Inviato”). L’uomo obbedisce, si lava e torna che ci vede. Da qui inizia un lungo processo dove vicini, farisei e genitori reagiscono all’evento, culminando nell’espulsione dell’uomo dalla sinagoga e nel suo incontro finale con Gesù, che si rivela come il «Figlio dell’uomo».
🔍 Colgo il messaggio nel contesto
📍Il capitolo 9 di Giovanni si trova nella parte del vangelo che racconta i “segni” di Gesù (miracoli con significato simbolico). Poco prima – in 8,12 – Gesù aveva dichiarato: “Io sono la luce del mondo”. La guarigione del cieco nato mette in scena concretamente questa affermazione: il cieco passa dalle tenebre alla luce fisica e spirituale; i farisei, che vedono fisicamente, rimangono ciechi spiritualmente. Il racconto quindi non è solo un miracolo, ma una rivelazione su chi è Gesù.
📍Molti studiosi collegano il racconto di Gv 9 alla Festa delle Capanne (Sukkot) che si svolgeva a Gerusalemme. Tale festa viene menzionata nei capitoli precedenti del vangelo di Giovanni. Durante questa festa c’erano due simboli importanti: la luce nel tempio e l’acqua rituale alla piscina. Nel brano evangelico di questa domenica Gesù si presenta come luce e il cieco va a lavarsi nella Piscina di Sìloe. Quindi il miracolo richiama simbolicamente i riti di questa festa.
😌 Medito
Cosa dice il testo a me?
📌Spesso, davanti al dolore o ad un handicap, la nostra prima domanda è: “Perché?”. Cerchiamo una colpa o una causa, proprio come i discepoli che chiedevano a Gesù se la cecità di quell’uomo dipendesse dai suoi peccati o da quelli dei genitori. Ma la risposta di Gesù ribalta questa logica: anche nel male più grave, anche nella sofferenza Dio può agire, e dunque manifestare la sua azione. Il dolore non è necessariamente un castigo, ma può diventare lo spazio in cui Dio opera una trasformazione, una conversione.
✅ La guarigione dell’uomo nato cieco non è solo un miracolo fisico, ma un segno che interroga chiunque lo osservi. Con semplicità e fiducia, il cieco obbedisce a Gesù, si lava e inizia a vedere, diventando testimone di una realtà nuova. Tuttavia, questo evento scatena reazioni opposte che rivelano una forma diversa e più grave di cecità. I vicini, pur conoscendolo da sempre, non lo riconoscono o preferiscono non credere ai propri occhi. Gli esperti della religione – i farisei – invece si chiudono nel loro sapere: per loro la guarigione è irregolare perché avvenuta di sabato, e dunque chi l’ha compiuta deve essere un peccatore.
✅Si crea così un paradosso: l’uomo che era cieco vede ora con chiarezza la mano di Dio, mentre chi si vanta di “vedere” e di conoscere la Legge diventa cieco di fronte all’evidenza. Il cieco guarito mostra la contraddizione dei suoi giudici: come può un peccatore aprire gli occhi a chi non ha mai visto? Per il coraggio di aver testimoniato questa verità, egli viene rifiutato ed espulso dalla comunità. Ma proprio in quel momento di solitudine, Gesù lo va a cercare, offrendogli non solo la vista, ma la comunione, l’amicizia con Lui.
👉 Questo racconto evangelico ci insegna che Gesù è la luce del mondo che viene ad illuminare chi umilmente ammette di essere al buio. La vera cecità non è quella degli occhi, ma quella del cuore di chi si sente giusto e autosufficiente, rifiutando di lasciarsi mettere in discussione dalla verità della Parola di Dio. Il giudizio di Gesù è chiaro: chi non vede può ricevere la vista, ma chi crede di vedere già tutto rischia di rimanere nell’oscurità del proprio orgoglio. Il Signore non è venuto per chi si sente sano e perfetto, ma per chi riconosce di aver bisogno di lui.
💡Alla luce di Gv 9,1-41, chi è Gesù e chi è la Chiesa?
👉 Gesù è:
– la «luce del mondo». Egli non è un giudice che cerca colpevoli, ma colui che trasforma il dolore in uno spazio dove possono essere «manifestate le opere di Dio»;
– il Creatore e l’Inviato. Usando polvere e saliva per fare del fango, Gesù compie un gesto che richiama la creazione dell’uomo, dimostrando che Dio usa la terra e la fragilità per comunicare la vita. Egli è il vero «Inviato» (Sìloe), colui che viene da Dio per agire anche quando la legge religiosa (il sabato) sembrerebbe proibirlo;
– Presenza e Tenerezza. Gesù è colui che “vede” l’emarginato prima ancora di essere visto. Il suo agire è descritto come il silenzio delle mani, una carezza delicata simile a quella di una madre che spalma la pomata sulla piaga del suo bambino, piano, attenta a non far male;
– il Figlio dell’uomo e il Giudice. Cerca chi è stato espulso e rifiutato per offrirgli la possibilità dell’incontro a tu per tu con Lui. La sua presenza nel mondo opera un giudizio: permette a chi ammette la propria cecità di vedere, mentre rende ciechi coloro che, per orgoglio o presunta competenza religiosa, sostengono di vedere già tutto.
👉 La Chiesa è:
– la comunità degli “inviati”. Il cieco, dopo l’incontro con Cristo, scopre di non essere un reietto, ma di essere anche lui un «inviato». La Chiesa è, dunque, la comunità dei discepoli che, pur con la propria umanità ferita e mai risolta, diventano anch’essi «inviati» a testimoniare l’amore di Dio nel mondo. L’identità dei credenti è quella di chi sa dire con semplicità: «Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo». La Chiesa c’è per difendere la verità dell’incontro con Cristo anche di fronte all’opposizione, alle inutili parole e ai processi del mondo;
– la comunità dei figli della luce. La Chiesa è chiamata ad abbandonare la logica del “causa-effetto” e della “caccia al colpevole” per cercare la speranza anche nelle situazioni più oscure. Essa è composta da coloro che hanno il coraggio di passare dall’apparenza al “cuore” delle cose;
– la comunità di ciechi bisognosi della luce del Signore che non temono di farsi mettere in discussione dalla grazia di Cristo. Essi devono stare attenti a non fallire assumendo l’atteggiamento dei farisei o dei giudei che credono di vedere e di questo sono sicuri.
🤔 Rifletto
👉 Mi considero cercatore di luce o sono sicuri di vedere già tutto da solo?
🙏 Prego
Signore Gesù,
Tu che non hai avuto paura di sporcarti le mani
con la polvere della mia strada,
vieni a visitare oggi le mie cecità.
Quando il mondo mi sommerge
con una pioggia di parole pesanti,
fatta di giudizi, etichette e sentenze
che mi chiudono nel passato,
donami il silenzio della Tua carezza.
Insegnami a non temere il fango delle mie ferite,
perché Tu lo hai scelto come luogo della Tua opera.
Aiutami a scorgere i frammenti di luce dorata nascosti proprio lì,
dove mi sento più fragile e povero.
Lavami nelle acque di Sìloe,
perché i miei occhi si aprano a un mondo nuovo,
non più deformato dalla colpa,
ma riflesso nel Tuo sguardo di amore.
Fa’ che la mia ferita non sia un muro,
ma una feritoia da cui lasciar passare la Tua gloria.
Amen.
💪 Il mio impegno
👉 In questa nuova settimana che si apre, invece di chiedermi tanti “Perché?”, provo a chiedermi: “Come può manifestarsi nella situazione di debolezza in cui mi trovo la potenza di Dio?”.
👉 Mi sforzo di vedere in quella situazione non un vicolo cieco, ma uno spazio dove la grazia può agire e trasformare la mia umanità ferita in una testimonianza.
💝 Custodisco nel cuore
| Dove il mondo vede una colpa da giudicare, Cristo vede un’opera da compiere. |

Carmelo Vitellino
15-03-2026
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