L’Amico riporta in vita l’amico

Al centro c’è Gesù Cristo davanti alla tomba aperta: il suo gesto non è di forza, ma di chiamata. La luce che esce dalla sua mano rappresenta la sua Parola, una voce che non costringe ma attira alla vita.
Dentro la tomba, nella penombra, si intravede Lazzaro: figura sospesa tra morte e vita, immagine di ogni persona nei propri momenti di buio. Non è trascinato fuori, ma risponde a una relazione: riconosce la voce dell’Amico.
Attorno, i presenti restano nell’ombra e nel silenzio: sono testimoni del dolore, ma anche dell’attesa.


“Lazzaro, vieni fuori!”
(Gv 11,43)

Domenica 22 marzo 2026
V domenica di Quaresima
Anno A


🔥 Invoco lo Spirito Santo

Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore. 

Amen.


👀​ Leggo Giovanni 11,3-7.17.20-27.33-45

3 Le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: “Signore, ecco, colui che tu ami è malato”.
4 All’udire questo, Gesù disse: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”. 5 Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6 Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7 Poi disse ai discepoli: “Andiamo di nuovo in Giudea!”.
17 Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 
20 Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21 Marta disse a Gesù: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22 Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà”. 23 Gesù le disse: “Tuo fratello risorgerà”. 24 Gli rispose Marta: “So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno”. 25 Gesù le disse: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26 chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?”. 27 Gli rispose: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo”. 33 Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, 34 domandò: “Dove lo avete posto?”. Gli dissero: “Signore, vieni a vedere!”. 35 Gesù scoppiò in pianto. 36 Dissero allora i Giudei: “Guarda come lo amava!”. 37 Ma alcuni di loro dissero: “Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?”.
38 Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39 Disse Gesù: “Togliete la pietra!”. Gli rispose Marta, la sorella del morto: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”. 40 Le disse Gesù: “Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?”. 41 Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: “Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42 Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato”. 43 Detto questo, gridò a gran voce: “Lazzaro, vieni fuori!”. 44 Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: “Liberàtelo e lasciàtelo andare”.
45 Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.


👇​ Cosa dice il testo in sé

  • Lazzaro, amico di Gesù Cristo, si ammala e muore.
  • Le sorelle Marta e Maria avvisano Gesù.
  • Gesù ritarda intenzionalmente e arriva quando Lazzaro è già nel sepolcro da quattro giorni.
  • Marta e Maria esprimono dolore e fiducia: “Se tu fossi stato qui…”.
  • Gesù dichiara: “Io sono la risurrezione e la vita”.
  • Si commuove profondamente e piange.
  • Va al sepolcro, fa togliere la pietra e chiama Lazzaro: “Vieni fuori!”.
  • Lazzaro torna in vita.
  • Molti, vedendo questo segno, credono in Gesù.

🔍​ Colgo il messaggio nel contesto

📍 Questo episodio è l’ultimo e più grande “segno” compiuto da Gesù Cristo, posto subito prima della sua passione. Dopo questo evento, le autorità decidono di farlo morire (Gv 11,53). Quindi, Gesù dona la vita a Lazzaro, ma questo gesto lo conduce alla sua morte.

📍Il centro del racconto non è semplicemente il miracolo, ma la rivelazione che Gesù fa di sé: “Io sono la risurrezione e la vita”. Nel contesto di Giovanni, significa che la vita non è solo futura (alla fine dei tempi), ma è già presente in Gesù.

📍 Il brano costruisce un contrasto fortissimo: Gesù ama Lazzaro, eppure ritarda. Gesù è vita, eppure si trova davanti alla morte. Gesù ridona la vita, ma questo provoca la sua condanna a morte. Il messaggio è questo: Gesù vince la morte non evitandola, ma attraversandola.


😌 Medito (cosa dice il testo a me?)

Il messaggio che Maria e Marta fanno pervenire a Gesù è chiaro, semplice: «Colui che tu ami è malato». Qui si nasconde un desiderio: “Vieni”, “unisciti a noi”, “non lasciarci sole nella prova”. La prova più dura non è la malattia del fratello Lazzaro, ma la prospettiva di affrontarla senza l’amico. Marta e Maria non chiedono un miracolo ma invocano una presenza. Non dicono a Gesù cosa fare: “Vieni e guariscilo”, ma gli ricordano: “Colui che tu ami è malato”. Questa è la forma più alta di fede – di fiducia – perché significa credere che al Signore basti conoscere la nostra sofferenza perché si senta coinvolto. Una tale fiducia ci insegna a pregare e a parlare con Dio senza dirgli cosa deve fare, ma mostrandogli con sincerità le nostre fragilità.

«Quando sentì che Lazzaro era malato, rimase ancora due giorni nel luogo dove si trovava». L’immobilità di Gesù sorprende, è sconcertante. Due giorni di ritardo, mentre l’amico muore e le sorelle consumano gli occhi nell’attesa. Questo ritardo di Gesù, questa assenza calcolata rappresenta quel tempo indispensabile in cui la nostra fede è costretta a passare dal Dio che risolve i problemi, al Dio che ci ama. Il ritardo di Gesù ci insegna che lui, l’amico, non ci salva dalla morte, ma ci salva nella morte. Non ci risparmia il sepolcro, ma viene a cercarci proprio lì dentro.

«Andiamo di nuovo in Giudea!», dice Gesù ai discepoli. Sì, Lazzaro è morto e sepolto, ma è da lui che il Signore dice di voler andare, non dalle sorelle. E ne parla come si parla di una persona viva, perché la malattia di Lazzaro «non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio». Lazzaro è nel sepolcro eppure non è assente, è “da lui” che Gesù va. “Andiamo da Lazzaro” vuol dire che, anche nel momento più buio, il legame con una persona non si spezza. “Andiamo da Lazzaro” significa che Dio non ci aspetta dopo la morte, ma viene a noi nella nostra morte.

Prima Marta e poi Maria accolgono Gesù con le stesse parole di rimprovero: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». Rimproverano Gesù di non essere stato lì e di non aver fatto nulla. È una fede che grida: “Tu che potevi, perché non c’eri?”. I loro cuori, pieni di dolore, non avrebbero potuto accogliere l’amico in nessun altro modo, perché solo chi crede profondamente nel potere e nell’amore di qualcuno può rimproverarlo per la sua assenza. Non a caso Marta e Maria non lo chiamano semplicemente Gesù, ma “Signore”. Così la sua assenza non è sentita come un vuoto qualsiasi, ma come una ferita dentro una relazione di amicizia. Quando Dio sembra non esserci, non proviamo solo mancanza, ma un dolore profondo, perché sentiamo che proprio Lui dovrebbe esserci. Ogni Pasqua passa attraverso questo momento difficile: un “venerdì santo del cuore”, in cui l’Amico sembra lontano o assente.

Gesù, quando vede piangere Maria e le altre persone, si commuove profondamente e scoppia in pianto. Piangere con chi piange è l’atto più “divino” che Gesù ha compiuto, perché mostra che Dio in Cristo non guarda la nostra sofferenza dall’alto, ma la abita dall’interno. Sì, certo, Dio asciugherà ogni lacrima dai nostri occhi (cf. Ap 7,17; 21,4), ma dopo aver pianto con noi.

È proprio nel dolore per la morte dell’amico che Gesù ridona la vita. Quando dice: «Lazzaro, vieni fuori!», la sua non è una voce che obbliga, ma una voce che attira. Lazzaro esce perché riconosce la voce dell’Amico, di colui che lo ha amato. Questo ci fa capire che la vita rinasce solo dove c’è un coinvolgimento vero del cuore. La Pasqua è proprio questo: scoprire che Dio non può fare a meno di noi. Se Dio arriva a piangere per la nostra morte, allora significa che la nostra vita ha un valore immenso. La risurrezione è la prova definitiva che per Dio ciascuno di noi è prezioso.

La morte può farci pensare che tutto finisca nel silenzio, dentro e fuori di noi, come se non restasse più nulla. Ma la Pasqua di Cristo ci dice il contrario: anche nella morte possiamo ancora ascoltare una voce che ci chiama: “Vieni fuori!”. È una voce più forte di ogni silenzio. La fede pasquale è proprio questo: continuare ad ascoltare, anche nel buio, tenendo il cuore aperto alla voce dell’Amico.

E così anche noi saremo come l’amico richiamato alla vita dall’Amico: questa è la nostra Pasqua!


💡​Alla luce di Gv 11,3-7.17.20-27.33-45, chi è Gesù e chi è la Chiesa?

👉​ Gesù è:

– l’«Amico che ama»: «Colui che tu ami è malato». Gesù entra nella relazione, non resta distante. È coinvolto, non indifferente;
– il Signore della vita: «Io sono la risurrezione e la vita». Non dà solo la vita: è la vita;
– il Dio che condivide la vita: «Gesù scoppiò in pianto». Non evita la sofferenza, la abita dall’interno;
Colui che chiama fuori dalla morte: «Lazzaro, vieni fuori!». La sua voce raggiunge anche il “sepolcro” umano (fallimenti, morte, disperazione);
– il Dio che educa la fede: ritarda, non interviene subito. Conduce dalla fede nel miracolo alla fede nell’amore.

👉 La Chiesa è:

la comunità che intercede con fiducia: «Colui che tu ami è malato». Non dà ordini a Dio, ma si affida;
la comunità ferita che continua a credere: «Signore, se tu fossi stato qui…». Sa anche protestare, ma resta in relazione;
la comunità che accompagna nel dolore: piange con chi piange. Non spiega, ma condivide;
la comunità che collabora con Gesù: «Togliete la pietra!»; «Liberàtelo e lasciàtelo andare!». Gesù dona la vita, ma la comunità rimuove ostacoli, scioglie legami, aiuta a vivere da risorti;
la comunità dei “richiamati alla vita”. Tutti, come Lazzaro, sono: amati, chiamati, rimessi in cammino.


🤔​ Rifletto

👉​ Credo davvero che Gesù Cristo possa entrare nelle mie “morti” e chiamarmi alla vita?


🙏 Prego

Signore Gesù,
davanti alle mie morti interiori
e alle situazioni che considero ormai senza speranza,
spesso mi chiudo nella rassegnazione.
Tu invece mi inviti a fidarmi di Te,
anche quando non capisco i tuoi tempi,
a collaborare con Te,
a fare spazio alla vita che Tu mi doni.
Donami il coraggio di avvicinarmi ai miei “sepolcri”
e di lasciarmi raggiungere dalla tua voce che mi chiama per nome.

Amen.


💝 Custodisco nel cuore

Anche quando tutto sembra senza speranza, Gesù Cristo non si allontana: entra proprio lì, nelle mie ferite più profonde, e continua a chiamarmi alla vita. A me è chiesto solo di fidarmi, restare in relazione con Lui e lasciarmi raggiungere dalla sua voce:
“Vieni fuori!”.

Carmelo Vitellino
22-03-2026

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