
“Tutto quello che avete fatto
a uno solo di questi miei fratelli più piccoli,
l’avete fatto a me” (Mt 25,40)
23 febbraio 2026
Lunedì della I settimana di Quaresima
🔥 Invoco lo Spirito Santo
Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.
Amen.
📜 Leggo Matteo 25,31-46
31 Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32 Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33 e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34 Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35 perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. 37 Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. 40 E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 41 Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: “Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42 perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43 ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato”. 44 Anch’essi allora risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?”. 45 Allora egli risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l’avete fatto a me”. 46 E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna”.
😌 Medito
Il brano del Vangelo ci mostra il giudizio finale, quando Gesù, il Figlio dell’uomo, regnerà nella sua gloria e radunerà attorno a sé tutti i popoli.
È opportuno spiegare un dettaglio tratto dalla vita dei pastori ai tempi di Gesù, che ci aiuta a capire meglio il brano. In Israele, il gesto del pastore che separa le pecore dai capri non era un atto di punizione, ma una consuetudine quotidiana dettata dalla cura. Durante il giorno questi animali pascolavano insieme senza distinzione, proprio come nella nostra vita il bene e il male sono intrecciati. La separazione avveniva solo al tramonto: il pastore metteva i capri al riparo perché, avendo il pelo poco fitto, soffrivano il freddo, mentre le pecore, protette dalla lana folta, potevano restare all’aperto. Questa immagine ci rivela che il “giudizio” di Dio è una luce della verità che si accende al tramonto della nostra vita e sottolinea che la nostra esistenza non si chiude qui sulla terra, ma è proiettata in una dimensione di eternità. Allo stesso tempo, ci rivela un criterio sorprendentemente “ordinario”, seguendo il quale possiamo essere partecipi della vita eterna: l’amore concreto verso i fratelli.
Gesù non ci chiede di compiere miracoli o di avere capacità speciali; ciò che conta ai suoi occhi è la cura per gli altri, soprattutto per coloro
che vivono situazioni di necessità. È un amore che si fa servizio, che esce da se stesso e si fa carico della fame, della sete, dello smarrimento e della sofferenza degli altri. Non a caso, la lista delle opere di misericordia che Gesù menziona (dare da mangiare, da bere, accogliere, vestire, visitare i malati e i carcerati) è la stessa che la Chiesa, nel corso dei secoli, ha chiamato “opere di misericordia corporale”. Sono atti semplici, alla portata di tutti, che trasformano la vita e la rendono feconda.
Il centro di tutto il Vangelo è l’identificazione di Gesù con i più deboli: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me». Ciò significa che ogni volta che ci prendiamo cura dei poveri, degli emarginati, degli ammalati, noi stiamo servendo il Signore stesso. Al contrario, quando ci chiudiamo nell’indifferenza, quando ci voltiamo dall’altra parte e non accogliamo il grido di chi soffre, stiamo rifiutando Lui.
Nella mentalità comune, spesso si pensa che la fede sia legata alle pratiche di culto o a regole precise da seguire. Gesù, però, ci insegna che il centro della fede è l’amore. Se la nostra preghiera – personale e liturgica – non ci porta ad amare di più, allora rischia di diventare vuota. La Quaresima, pertanto, attraverso la Parola di Dio, ci chiama ad una conversione più profonda, invitandoci ad aprire gli occhi sul dolore del prossimo e a cambiare rotta, se necessario, per metterci al servizio di chi ha bisogno. Senza dimenticare che ogni piccolo gesto di carità è una risposta d’amore a Dio stesso.
🤔 Rifletto
👉 «Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare».
Forse ho sempre pensato che questo valga solo per i senzatetto o per i Paesi poveri. Invece, quante forme di “fame” ci sono intorno a me! Fame di affetto, di ascolto, di compagnia. Di chi è la “fame” che oggi posso saziare?
👉 «Ero straniero e mi avete accolto».
Lo “straniero” non è solo chi viene da lontano: può essere il nuovo collega, il vicino di casa che non conosco, l’amico che attraversa un periodo difficile e si sente solo. So accoglierlo con un sorriso, una parola di incoraggiamento, un gesto di sincera ospitalità?
👉«Ero malato e mi avete visitato, in carcere e siete venuti a trovarmi».
Il malato non è sempre chi ha una malattia fisica: può anche essere qualcuno che porta nel cuore una ferita, una tristezza nascosta. E il carcere può essere la solitudine, la depressione, o una situazione di grande fatica. Come posso portare un raggio di speranza a chi vive un momento buio?
🙏 Prego
Signore Gesù, Re e Pastore,
spesso ci affanniamo
nel cercare grandi successi
o regole perfette,
mentre Tu ci aspetti nel volto di chi ha fame,
nello smarrimento dello straniero
e nel silenzio di chi soffre.
Fa’ che la nostra preghiera
non sia un rifugio per dimenticare il mondo,
ma una forza che ci spinge ad uscire da noi stessi.
Liberaci dalla tentazione dell’indifferenza,
guarisci la cecità del nostro cuore
che ci fa voltare dall’altra parte.
Al tramonto della nostra esistenza,
quando la Tua luce farà verità su ogni nostro passo,
fa’ che non ci ritroviamo con le mani vuote.
Aiutaci a capire che ogni piccolo gesto di cura
è un seme di eternità che già oggi ci unisce a Te.
Amen.
💪 Mi impegno
Oggi farò un gesto concreto di carità verso qualcuno che so essere nel bisogno materiale o spirituale. L’importante è che sia un gesto sincero, gratuito, fatto con la consapevolezza di star servendo Gesù in persona.
💝 Custodisco nel cuore
| Il giudizio finale non sarà un esame di teologia, ma un esame di umanità |

Carmelo Vitellino
Lunedì I settimana di Quaresima
23-02-2026
