Dio non è un distributore che risponde automaticamente alla mia preghiera

Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto” (Mt 7,7)

Giovedì 26 febbraio 2026
I settimana di Quaresima


🔥 Invoco lo Spirito Santo

Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.

Amen.


📜 Leggo Matteo 7,7-12

7 Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. 8 Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. 9 Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? 10 E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? 11 Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! 12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti.


😌 Medito

«Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto». Con queste parole, Gesù ci invita a entrare in una relazione di fiducia con Dio, che è un Padre attento ai bisogni dei suoi figli.

Non si tratta di pensare Dio come un “distributore automatico”! “Chiedete e vi sarà dato” non è da interpretare come una formula magica, né il Vangelo promette che Dio sia un esecutore dei nostri ordini o dei nostri desideri. Al contrario, Gesù ci sta invitando a passare da una mentalità di controllo a una mentalità di fiducia.

Perché Dio, che è Padre e sa già di cosa abbiamo bisogno, ci chiede di insistere? Sant’Agostino spiega che talvolta Dio ritarda il dono non per negarlo, ma per dilatare il nostro desiderio; e dilatando il desiderio, rende l’anima capace di accogliere ciò che Lui vuole donare. Qui c’è una chiave decisiva: il problema non è il dono, ma la nostra capacità di riceverlo.

Sempre secondo Sant’Agostino, l’attesa è lo strumento con cui Dio “allarga” la nostra anima. Se ricevessimo tutto subito, saremmo come vasi piccoli che traboccano immediatamente. Dio, invece, ritarda per farci diventare vasi più grandi, capaci di contenere doni più grandi, o meglio, il “dono” più grande, la “cosa buona” per eccellenza: lo Spirito Santo.

Gesù usa l’esempio dei genitori terreni: se un figlio chiede un pane, non gli danno una pietra. Dio non inganna mai: a volte abbiamo l’impressione che Dio ci dia “pietre” o “serpi” (prove, sofferenze, ostacoli, tentazioni…). Ma la fede ci insegna che le difficoltà che Dio sta permettendo sono in realtà “pane” per la nostra crescita spirituale. Se non riceviamo ciò che chiediamo, è perché Dio sta preparando qualcosa di meglio o ci sta preservando da qualcosa di dannoso che noi, nella nostra miopia, scambiamo per un bene.

Il brano si chiude con la cosiddetta “regola d’oro”. È la prova del nove della nostra vita spirituale: pregare non è chiudersi nel proprio mondo. Non posso stare in una relazione filiale con Dio, se non sto in una relazione fraterna con gli altri. La “regola d’oro” ci chiama a un’azione che agisce in anticipo: «fate prima agli altri quello che volete che gli altri facciano a voi». Ogni giorno, infatti, sperimentiamo che la nostra natura umana ci porta a ripiegarci su noi
stessi, a proteggere il proprio “ego”. La preghiera perseverante, che Gesù ci insegna in questa pagina evangelica, può darci la forza per compiere questo passaggio difficile: dall’io agli altri.

Quando preghiamo, infatti, veniamo “innestati” in una sorgente di energia superiore – quella dello Spirito Santo – che è capace di trasformarci e di abilitarci a seguire la “regola d’oro”. Se confidiamo solo sulle nostre forze, ci esauriamo presto. Con la preghiera, invece, ci colleghiamo con la potenza dello Spirito Santo. Più chiediamo con perseveranza, più le resistenze del nostro egoismo cedono e la forza del Signore può scorrere attraverso di noi e raggiungere il nostro prossimo senza incontrare ostacoli.

La preghiera costante, quindi, non è il tentativo di convincere un Dio riluttante, ma un esercizio che fortifica la nostra capacità interiore di desiderare il bene. La preghiera che “bussa” ripetutamente non cambia la volontà di Dio, ma rafforza la nostra volontà, rendendoci capaci di azioni che prima ci sembravano impossibili.


🤔​ Rifletto

👉​ «Chiedete e vi sarà dato».
Che cosa chiedo più spesso nella mia preghiera? Mi accorgo se ciò che domando nasce da un bisogno profondo oppure da un desiderio superficiale e immediato?

👉​ «Cercate e troverete».
Che cosa davvero cerco nella mia vita? Sto cercando Dio o solo le soluzioni ai miei problemi?

👉 «Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro».
In quali relazioni concrete sono chiamato a fare il primo passo?


🙏 Prego

Signore, Dio della pazienza e del dono,
insegnaci l’arte di bussare senza stancarci.
Perdonaci quando ti trattiamo come un risolutore di problemi
e non come il Padre che desidera abitare la nostra vita.

Dilata il nostro cuore, Signore.
Se tardi a rispondere, fa’ che la nostra attesa
non diventi lamento, ma spazio vuoto pronto ad accoglierti.
Trasforma i nostri desideri miopi in un desiderio di Te,
l’unico Pane che sazia davvero.

Donaci occhi capaci di vedere il bene nascosto nelle difficoltà,
e la forza di passare dall’egoismo del nostro “io”
all’amore generoso della “regola d’oro”.
Fa’ che la nostra preghiera non sia un rifugio,
ma il motore che ci spinge verso i fratelli.

Amen.


💪​ Mi impegno

Durante questa giornata scelgo un gesto concreto di fiducia o di carità, anche piccolo, che normalmente eviterei per pigrizia o paura. Lo compio per dare valore alla preghiera, ricordando che ciò che chiedo a Dio sono chiamato, per quanto posso, a viverlo anche con gli altri e per gli altri.


💝 Custodisco nel cuore

Dio non ritarda il dono per negartelo,
ma per allargare il tuo cuore.
La preghiera non cambia Lui,
prepara te a ricevere di più.

Carmelo Vitellino
26-02-2026