Sulla soglia del sepolcro

All’alba, davanti al sepolcro aperto, una figura resta in silenzio: tutto sembra ancora avvolto nel buio, eppure la luce è già presente.
L’immagine racconta proprio questo passaggio interiore: tra ciò che appare finito e ciò che, in realtà, è già rinato.


Domenica 5 aprile 2026
Domenica di Pasqua: Risurrezione del Signore
“Vide e credette”
(Gv 20,8)


🔥 Invoco lo Spirito Santo

Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore. 

Amen.


👀​ Leggo Giovanni 20,1-9

1 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. 2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: “Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!”. 3 Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. 4 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. 5 Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. 6 Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, 7 e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. 8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. 9 Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.


👇​ Cosa dice il testo in sé

All’alba del primo giorno dopo il sabato (la domenica), Maria Maddalena va al sepolcro e vede che la pietra è stata tolta dall’ingresso. Allarmata, corre da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava (tradizionalmente identificato con Giovanni apostolo), dicendo che il corpo del Signore non è più lì.

I due discepoli corrono al sepolcro: arriva prima l’altro discepolo, che vede i teli posati a terra ma non entra subito. Poi arriva Pietro, entra nel sepolcro e osserva attentamente i teli e il sudario (il panno che copriva il capo di Gesù), che è piegato a parte.

Infine entra anche l’altro discepolo: vede e crede.

Il brano si conclude dicendo che, fino a quel momento, non avevano ancora compreso pienamente la Scrittura, cioè che Gesù doveva risorgere dai morti.

Significato principale

👉 Il sepolcro vuoto è il primo segno della risurrezione.
👉 Il dettaglio dei teli ordinati suggerisce che non si tratta di un furto del corpo.
👉 Il “vedere e credere” indica l’inizio della fede pasquale, anche se ancora incompleta.


😌 Medito (cosa dice il testo a me?)

C’è qualcosa di molto umano in questo brano di Giovanni. Non è subito luce piena: è mattino presto, e tuttavia è ancora buio. Questo dettaglio non è secondario. Nella Bibbia il buio è spesso il luogo in cui Dio inizia qualcosa di nuovo: “La luce splende nelle tenebre” (Gv 1,5), e già all’inizio della creazione “le tenebre ricoprivano l’abisso” (Gen 1,2). Come dire: Dio non aspetta che tutto sia chiaro per agire, entra proprio lì dove noi vediamo solo oscurità.

Maria Maddalena va al sepolcro perché ama. Non perché ha capito tutto, non perché ha già fede nella risurrezione. E questo ricorda un’altra parola biblica: “Forte come la morte è l’amore” (Ct 8,6). Lei resta fedele anche quando tutto sembra finito. È lo stesso movimento descritto dai Salmi, quando l’uomo cerca Dio anche nella notte: “O Dio, tu sei il mio Dio, dall’aurora io ti cerco, ha sete di te l’anima mia” (Sal 63,2). La fede, qui, non nasce dalla certezza ma dal desiderio.

Quando Maria vede la pietra tolta, interpreta tutto nel modo più negativo: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». È lo stesso rischio che attraversa tutta la Scrittura: vedere, ma non comprendere. Viene in mente ciò che Dio dice attraverso il profeta: “I miei pensieri non sono i vostri pensieri” (Is 55,8). Dio sta già compiendo qualcosa di nuovo, ma lo sguardo umano resta legato alle categorie di prima, alla logica della “perdita”.

Poi c’è la corsa di Simon Pietro e dell’altro discepolo. È una corsa piena di urgenza, quasi disordinata. Ricorda altri momenti biblici in cui l’uomo si mette in cammino verso Dio senza avere tutto chiaro: Abramo che “partì senza sapere dove andava” (Eb 11,8), oppure il salmista che dice: “Corro sulla via dei tuoi comandi, perché hai allargato il mio cuore” (Sal 119,32). La fede non è immobilità, è movimento, ricerca, desiderio che spinge avanti.

Arrivati al sepolcro, trovano i teli. Non c’è Gesù, ma ci sono “segni discreti”. Questo dettaglio richiama un modo tipico con cui Dio si rivela nella Bibbia: non con evidenze schiaccianti, ma con segni che chiedono di essere interpretati. Come accade a Elia, che non incontra Dio nel vento impetuoso o nel terremoto, ma nel “sussurro di una brezza leggera” (1Re 19,12). Dio non forza, si lascia riconoscere da chi è disposto ad andare oltre l’apparenza.

La frase del v. 8: «Vide e credette», colpisce perché arriva prima della comprensione. Il testo stesso dice che «non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti». Questo rimanda a tante pagine della Bibbia in cui la fede precede la comprensione: come Abramo, che “credette al Signore” prima ancora di capire (Gen 15,6), o come dirà più avanti Gesù a Tommaso apostolo: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Gv 20,29). È una fede che nasce da un segno fragile, ma che si apre a qualcosa di più grande.

In fondo, tutto il brano si muove tra questi due poli: il “vedere” e il “comprendere”. E non coincidono subito. Anche in un altro punto del Vangelo si dice: “Guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono” (Mt 13,13). Qui invece accade il contrario: si vede poco, ma quel poco basta per iniziare a credere. È come una prima luce, ancora tenue, ma reale.

È proprio questo il messaggio più profondo: Dio ha già vinto la morte, ma questa vittoria non si impone con forza. Si lascia scoprire, passo dopo passo. Come afferma il Signore stesso in Is 43,19: “Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?”.

Ecco perché questo brano parla anche di me. Ci sono momenti in cui resto davanti al mio “sepolcro” chiuso, sigillato, convinto che non c’è più nulla da aspettarsi, che la situazione è arrivata a un punto definitivo, senza via d’uscita. La stessa cosa succedeva anche al popolo in esilio quando pensava: “La nostra speranza è svanita, noi siamo perduti” (Ez 37,11); oppure ai discepoli di Emmaus quando dicevano: “Noi speravamo…” (Lc 24,21).

Eppure, secondo la logica di Dio, è proprio lì, davanti al sepolcro chiuso, che può iniziare qualcosa di nuovo. Non sempre lo riconosco subito. A volte interpreto male, come Maria. A volte vedo solo segni confusi, come i discepoli. Però, se non scappo da ciò che sto vivendo, anche quando è doloroso, confuso o sembra senza senso, se ho il coraggio di cercare, di correre, di entrare… allora può accadere anche a me, ciò che accadde lì, in quel mattino ancora buio: vedere, e lentamente iniziare a credere. Non perché ho capito tutto, ma perché qualcosa dentro di me ha intuito che la vita è più forte della morte.


💡​Alla luce di Giovanni 20,1-9, chi è Gesù e chi è la Chiesa?

➡️​ Gesù, anzitutto, non è più semplicemente il maestro che i discepoli ricordano. Non è nemmeno un morto da onorare. Il sepolcro è vuoto. Questo significa che Gesù è oltre la morte, ma in un modo che non è immediatamente comprensibile. Non si vede ancora, non parla ancora, non si manifesta direttamente. Eppure c’è qualcosa che dice chiaramente: la morte non lo ha trattenuto.

Gesù allora, in questo brano, è il Vivente nascosto. Presente, ma non evidente. Reale, ma non ancora riconosciuto pienamente.

Non si impone con prove schiaccianti. Lascia dei segni: i teli, il sepolcro vuoto. È come se chiedesse uno sguardo capace di andare oltre. In questo senso, Gesù è colui che inaugura un modo nuovo di essere presente: non più visibile come prima, ma che si può incontrare attraverso un cammino di fede.

➡️​ La Chiesa, qui, non appare come un gruppo forte, sicuro, organizzato. Appare esattamente all’opposto. È fatta da persone come Maria Maddalena, Simon Pietro e l’altro discepolo: confusi, in ricerca, incapaci, all’inizio, di capire ciò che sta accadendo.

La Chiesa nasce così: non da una certezza piena, ma da un’esperienza incompleta. È una comunità che non possiede subito la risposta, ma si mette in cammino.

È molto significativo che tutto inizi con una corsa e con uno sguardo. Non con una dichiarazione di fede solenne, ma con un movimento, una ricerca, un “vedere” che diventa lentamente “credere”.

Allora la Chiesa, alla luce di questo brano, è una comunità che cerca, una comunità che interpreta segni, una comunità che impara a credere passo dopo passo.

E soprattutto, è una comunità che nasce da un’assenza: il corpo non c’è più. Ma proprio questa assenza diventa spazio di una presenza nuova. La Chiesa vive di questo paradosso: non possiede Gesù, ma lo cerca; non lo vede pienamente, ma crede in lui.

E forse la cosa più bella è questa: la Chiesa non è fatta da chi ha già capito tutto, ma da chi, come quel discepolo, vede qualcosa… e decide di fidarsi.


🤔​ Rifletto

Qual è una situazione della mia vita che considero ormai “sepolta”? Dove ho smesso di sperare, di cercare, di guardare? Sono disposto a tornarci sopra, con speranza? A parlarne con Dio, sinceramente? A fare un piccolo passo che riapra uno spiraglio (anche minimo)?


🙏 Prego

Signore Gesù Cristo,
anch’io, come Maria Maddalena,
mi trovo a volte davanti a ciò che sembra finito, chiuso,
senza più speranza.

Vengo a te con i miei “sepolcri”,
con le situazioni che ho già giudicato definitive,
con le porte che dentro di me ho smesso di aprire.

Donami uno sguardo nuovo:
aiutami a vedere i segni della tua presenza,
anche quando sono piccoli, anche quando non capisco.

Liberami dalla tentazione di chiudere tutto,
di pensare che non possa più nascere nulla.

Insegnami a restare, a cercare, a fidarmi,
come il discepolo che vide… e iniziò a credere.

E anche se la mia fede è fragile,
rendila capace di aprirsi alla tua luce.

Amen.


💝 Custodisco nel cuore questa “buona notizia”

Dio è già all’opera, anche dove io penso che tutto sia finito.


Carmelo Vitellino
05-04-2026

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