
“Il Figlio dell’uomo non è venuto per farsi servire, ma per servire” (Mt 20,28)
Mercoledì 4 marzo 2026
II settimana di Quaresima
🔥 Invoco lo Spirito Santo
Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.
Amen.
📜 Leggo Matteo 20,17-28
17 Mentre saliva a Gerusalemme, Gesù prese in disparte i dodici discepoli e lungo il cammino disse loro: 18 “Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte 19 e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà”.
20 Allora gli si avvicinò la madre dei figli di Zebedeo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. 21 Egli le disse: “Che cosa vuoi?”. Gli rispose: “Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno”. 22 Rispose Gesù: “Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?”. Gli dicono: “Lo possiamo”. 23 Ed egli disse loro: “Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato”.
24 Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. 25 Ma Gesù li chiamò a sé e disse: “Voi sapete che i governanti delle nazioni dominano su di esse e i capi le opprimono. 26 Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore 27 e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. 28 Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti”.
😌 Medito
Mentre Gesù sale verso Gerusalemme e parla apertamente della sua passione, i discepoli continuano a sognare posti, ruoli, privilegi. È una scena che richiama anche le nostre vite e proprio per questo ci raggiunge con forza.
Gesù non nasconde nulla. Cammina verso Gerusalemme sapendo bene cosa lo attende: il rifiuto, la violenza, la croce. Eppure, mette già una parola di speranza: «Il terzo giorno risorgerà». La croce non è l’ultima parola, ma è la strada necessaria perché l’amore si manifesti fino in fondo.
Subito dopo, però, irrompe la richiesta della madre dei figli di Zebedeo che sogna i suoi figli vicini a Gesù nel suo regno. Ma il regno che immagina è ancora fatto di posti d’onore, di destra e di sinistra, di
gerarchie e riconoscimenti. Gesù va al cuore della questione: «Voi non sapete quello che chiedete». È come se dicesse: “State guardando nella direzione sbagliata!”.
Il punto decisivo è il “calice”. Non si tratta di un premio, ma di una condivisione. Bere il calice di Gesù significa entrare nella sua logica, accettare di amare fino in fondo, anche quando questo costa, anche quando comporta rinuncia, incomprensione, dono di sé. I discepoli rispondono con entusiasmo, forse senza capire davvero. E Gesù, con realismo e verità, dice loro che quel calice lo berranno, ma che i posti non si conquistano, si ricevono come dono dal Padre.
La reazione degli altri dieci è altrettanto umana: si indignano. Non perché abbiano capito qualcosa di più, ma perché anche loro desiderano, in fondo, la stessa cosa. Ed è qui che Gesù compie un gesto decisivo: «Li chiama a sé». Quando le dinamiche di potere, di rivalità, di acceso confronto entrano anche nella comunità dei discepoli, Gesù non alza la voce, ma con pazienza li raduna, li richiama e li guida.
La sua parola è chiarissima e rivoluzionaria: «Tra voi non sarà così». Nel Vangelo, la grandezza passa dal servizio. Gesù non propone un’idea astratta, ma se stesso. Lui, «il Figlio dell’uomo, non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita». Questa è la misura dell’amore cristiano. La vera grandezza non è innalzarsi sopra gli altri, ma abbassarsi fino a lavare loro i piedi; non è affermarsi, ma donarsi.
Questo Vangelo ci invita a guardarci dentro con sincerità. Quali sono i nostri desideri più profondi quando seguiamo Gesù? La Quaresima è proprio questo tempo prezioso in cui il Signore ci chiama a raddrizzare il desiderio, a lasciarci educare da Lui, perché il nostro cuore impari poco alla volta la gioia silenziosa del servizio, che è già anticipo di risurrezione.
🤔 Rifletto
👉 «Il Figlio dell’uomo sarà consegnato».
– Riesco ad ascoltare Gesù quando parla della croce, o distolgo lo sguardo cercando un Vangelo più rassicurante? Quali forme di fatica o di dono non sono disposto ad accettare nel mio cammino di fede?
👉 «Potete bere il calice che io sto per bere?».
– Che cosa significa, oggi per me, bere il calice di Gesù? In quali situazioni sono chiamato a condividere il suo stile di amore che si dona, anche quando non è riconosciuto o compreso?
👉 «Tra voi non sarà così».
– In quali relazioni rischio di seguire logiche di potere, di controllo o di confronto? Dove il Signore mi invita a passare da un desiderio di primeggiare ad una disponibilità concreta al servizio?
🙏 Prego
Signore Gesù,
tu conosci il mio cuore
e sai quanto facilmente cerco sicurezza, riconoscimento,
un posto che mi faccia sentire importante.
Aiutami ad ascoltare fino in fondo le tue parole,
anche quando mi conducono sulla via della croce.
Insegnami a credere che il servizio, vissuto nell’amore,
è la strada vera che conduce alla vita piena.
Amen.
💪 Mi impegno
Oggi cercherò di mettere qualcuno al centro, rinunciando ad impormi o a far valere il mio punto di vista.
💝 Custodisco nel cuore
| La vera grandezza non è avere il mondo ai propri piedi, ma avere i piedi dei fratelli tra le proprie mani. |

Carmelo Vitellino
04-03-2026
