
Una porta socchiusa si apre alla luce: non forza l’uscita, ma la rende possibile. Il Pastore è già fuori, davanti, e attende. La vita piena non è dentro il recinto, ma oltre quella soglia che invita alla fiducia.
Domenica 26 aprile 2026
IV Domenica di Pasqua
“Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato;
entrerà e uscirà e troverà pascolo”
(Gv 10,9)
🔥 Invoco lo Spirito Santo
Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.
Amen.
👀 Leggo Giovanni 10,1-10
1 In verità, in verità io vi dico: chi non entra nel recinto delle pecore dalla porta, ma vi sale da un’altra parte, è un ladro e un brigante. 2 Chi invece entra dalla porta, è pastore delle pecore. 3 Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. 4 E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. 5 Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei. 6 Gesù disse loro questa similitudine, ma essi non capirono di che cosa parlava loro. 7 Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.
👇 Cosa dice il testo
Gesù propone una similitudine costruita sull’immagine di un recinto di pecore con una porta. Chi entra dalla porta lo fa legittimamente, mentre chi entra da un’altra parte viene definito ladro e brigante.
Viene poi introdotta la figura del pastore autentico, che «entra dalla porta», è riconosciuto dal guardiano e ha un rapporto diretto con le pecore: «le chiama per nome», «le conduce fuori» e «cammina davanti a loro». Le pecore «lo seguono perché conoscono la sua voce», mentre non seguono gli estranei, anzi fuggono da loro proprio perché non ne conoscono la voce.
Il testo stesso precisa che chi ascolta questa similitudine usata da Gesù non ne comprende il significato. A questo punto, Gesù interviene di nuovo e chiarisce, dichiarando esplicitamente: «Io sono la porta delle pecore». A partire da questa affermazione, stabilisce un contrasto tra sé e altri che sono venuti prima di Lui, definiti «ladri e briganti», i quali però non sono stati ascoltati dalle pecore.
Il brano si chiude con un’opposizione netta: da una parte «il ladro, che viene per rubare, uccidere e distruggere»; dall’altra Gesù, che afferma di «essere venuto perché le pecore abbiano la vita, e l’abbiano in abbondanza».
😌 Medito
Dopo aver contemplato per alcune domeniche la risurrezione di Gesù, il Vangelo di questa domenica ci chiama a riconoscerlo come il Vivente che continua a guidare il suo popolo, cioè come il Pastore della Chiesa, anzi come il “Pastore dei pastori” (cf. Eb 13,20).
Teniamo presente il contesto: siamo a Gerusalemme, e Gesù ha appena guarito un uomo cieco dalla nascita in giorno di sabato (cf. Gv 9). Questo gesto ha suscitato scandalo e opposizione da parte dei farisei. È proprio dentro questa tensione che Gesù prende la parola. Il suo discorso sul pastore non è teorico, ma nasce da una domanda precisa: da dove viene la sua autorità, chi è davvero Lui per poter agire così.
Per farsi capire, Gesù usa un’immagine che tutti conoscevano bene: quella del pastore e delle pecore. In Israele era un’immagine familiare, tanto che il popolo si rivolgeva a Dio chiamandolo “pastore di Israele” (cf. Sal 80,2), colui che guida il suo popolo “su pascoli erbosi e ad acque tranquille” (cf. Sal 23,1-3). Allo stesso tempo, però, la Scrittura conosce anche l’altra faccia della realtà: ci sono pastori umani che tradiscono questo compito e invece di custodire il gregge lo disperdono (cf. Ger 23,1).
Quando Gesù inizia a parlare, lo fa con la formula solenne: «In verità, in verità io vi dico». È come un richiamo forte: “ascoltate bene”, “fate attenzione”. E subito mette davanti una contrapposizione molto chiara: da una parte c’è il pastore vero, dall’altra chi si comporta da ladro o brigante. La differenza si vede già dall’ingresso: il pastore autentico entra dalla porta, cioè in modo legittimo, riconosciuto; il ladro invece entra da un’altra parte, di nascosto, scavalcando, forzando.
Da qui nasce tutto il resto. Il pastore è riconosciuto, il guardiano gli apre, e lui «chiama le pecore una per una», «le conduce fuori» e «cammina davanti a loro». Le pecore «lo seguono perché conoscono la sua voce». Questa tra il pastore e le pecore è una relazione fatta di ascolto, conoscenza, fiducia. Non c’è costrizione: c’è un legame vivo. Ed è proprio questo che descrive il rapporto tra noi e Gesù: una relazione personale, concreta, che passa attraverso l’ascolto e si traduce nel seguirlo.
Coloro che stanno ascoltando queste parole di Gesù, però, non capiscono. E allora Gesù riprende e cambia immagine, o meglio la approfondisce: «Io sono la porta delle pecore». Qui il discorso si fa ancora più forte. Gesù non è solo il pastore che guida, ma è anche la porta, cioè il passaggio attraverso cui si entra nella salvezza, cioè nella vita piena. Le due immagini si uniscono: Lui è allo stesso tempo colui che conduce e la via stessa da percorrere.
Questo significa che Gesù non indica semplicemente una strada, ma la incarna. Il suo stile e il suo modo di vivere, diventa la via per chi vuole entrare nella vita vera. È Lui il mediatore della salvezza, ma anche la salvezza stessa.
Quando poi parla dei «ladri e briganti», Gesù non sta condannando i grandi personaggi della storia di Israele che lo hanno preceduto. I veri pastori e i profeti, da Abramo fino a Giovanni Battista, sono passati attraverso di Lui. Il riferimento è, piuttosto, a tutti coloro che si sono presentati come dei messia, dei profeti, delle guide senza esserlo veramente, perché hanno cercato la propria gloria invece del bene degli altri.
A questo punto la parola di Gesù diventa anche un richiamo molto serio per la Chiesa stessa. Gesù guarda anche a coloro che, oggi, hanno un compito di guida nel suo popolo. E qui non ci sono vie di mezzo: o si è pastori che si prendono cura delle pecore e donano loro la vita, oppure si rischia di diventare come ladri, che sfruttano, dividono e disperdono.
Il criterio è chiarissimo e viene espresso nell’ultima frase: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza». È questo che distingue il vero pastore dal falso. Dove c’è cura, dono di sé, crescita della vita, lì c’è qualcosa di autentico. Dove, invece, c’è sfruttamento, chiusura, perdita di vita, lì si tradisce il Vangelo.
E davanti a tutto questo resta un solo modello: Gesù stesso, il “Pastore dei pastori” (cf. 1Pt 5,4), colui che ha avuto compassione delle folle perché erano “come pecore senza pastore” (cf. Mc 6,34). È a Lui che ogni guida è chiamata a guardare, ed è Lui che continua a indicare la strada.
💡Alla luce di Giovanni 10,1-10, chi è Gesù e chi è la Chiesa?
✅ Gesù è innanzitutto la porta: «Io sono la porta delle pecore». Questo significa che è Lui il passaggio, l’accesso alla vita, alla salvezza, alla relazione con Dio. Non indica semplicemente una strada, ma è Lui stesso la via attraverso cui si entra in una vita piena: «Se uno entra attraverso di me, sarà salvato». Allo stesso tempo, anche se nel brano di Gv 1,1-10 è solo accennato e poi sviluppato subito dopo (cf. Gv 10,11), Gesù è anche il pastore, cioè colui che guida, chiama per nome, conduce fuori e cammina davanti. In altre parole, è insieme l’ingresso e la guida, la Via e Colui che accompagna nel cammino.
✅ La Chiesa, in questo quadro, non è mai identificata con il Pastore. Piuttosto è rappresentata dalle pecore, cioè da coloro che ascoltano la Sua voce e Lo seguono. È una comunità che nasce dall’ascolto e dalla relazione con Lui, non nasce da sé stessa. La sua identità è tutta relativa a Cristo: esiste perché qualcuno ascolta, viene chiamato per nome e si mette in cammino dietro a Lui.
✅Ma nel testo di Giovanni c’è anche un’altra dimensione importante: dentro la comunità possono esserci figure di guida, e allora emerge una responsabilità. Chi guida è chiamato a non sostituirsi a Cristo, ma a passare attraverso di Lui, a imitare il suo modo di essere pastore. Se, invece, si mette al posto Suo o cerca il proprio interesse, il testo usa parole molto forti: rischia di diventare “ladro e brigante”, cioè qualcuno che invece di dare vita la toglie.
🤔 Rifletto
Il testo evangelico di questa domenica insiste molto su questo: le pecore seguono il pastore perché riconoscono la sua voce. Non perché sono costrette, non perché qualcuno le spinge, ma perché tra tante voci ce n’è una che sentono vera.
Allora la domanda molto semplice da farsi è questa: 👉 a chi sto dando realmente ascolto? Perché nella vita quotidiana sono attraversato da molte “voci”: aspettative degli altri, bisogno di riuscire, paure, desiderio di approvazione, abitudini interiori… E non tutte conducono alla vita. Alcune, senza accorgermene, “rubano”, “consumano”, “disperdono”, proprio come dice il Vangelo di oggi.
E allora si tratta di iniziare a discernere: questa scelta mi porta più vita o me la toglie? questa voce mi rende più libero o più schiavo? sto seguendo qualcosa di vero o solo qualcosa che mi trascina?
È un passaggio interiore da compiere: smettere di vivere in modo automatico e iniziare a riconoscere ciò che davvero viene da Cristo, cioè, ciò che fa vivere “in abbondanza”.
In fondo, la conversione è tutta in questo movimento: non seguire tutto e tutti, ma imparare piano piano a riconoscere e scegliere la voce che dà vita.
🙏 Prego
Signore Gesù,
tu che hai detto: “Io sono la porta delle pecore”,
vengo a te così come sono, con le mie confusioni,
con le tante voci che abitano il mio cuore.
Spesso non so riconoscere la tua voce,
mi lascio guidare da ciò che mi attira,
da ciò che mi spaventa,
da ciò che gli altri si aspettano da me.
E mi accorgo che, a volte, questo non mi porta alla vita.
Donami un cuore capace di ascolto,
un cuore semplice, che non si chiude.
Apri dentro di me uno spazio dove la tua voce
possa essere riconosciuta, accolta, seguita.
Tu che chiami ciascuno per nome,
insegnami a fidarmi di te,
a credere che mi conosci davvero
e che mi conduci verso ciò che è bene per me.
Liberami da tutto ciò che mi trattiene,
da quei “recinti” in cui resto per paura o abitudine,
e conducimi fuori, verso la libertà dei tuoi pascoli,
verso quella vita piena che hai promesso.
Fa’ che io non cerchi altre porte,
che non insegua voci che illudono,
ma che impari, giorno dopo giorno,
a seguire te.
Perché solo tu vieni
non per prendere, ma per donare,
non per togliere, ma per aggiungere,
e per dare vita in abbondanza.
Amen.
💝 Custodisco nel cuore questa “buona notizia”
La vita piena che cerco non è lontana, ha già una Porta, ed è aperta.

Carmelo Vitellino
26-04-2026
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