
Un unico cammino attraversa pascoli luminosi, una valle in ombra e conduce a una tenda accogliente: è il segno della presenza fedele di Dio che guida, accompagna nelle prove e accoglie nella sua casa.
Salmo 23
“Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me“
(Sal 23,4)
🔥 Invoco lo Spirito Santo
Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.
Amen.
🙏 Prego il Salmo 23
1 Il Signore è il mio pastore:
non manco di nulla.
2 Su pascoli erbosi mi fa riposare,
ad acque tranquille mi conduce.
3 Rinfranca l’anima mia,
mi guida per il giusto cammino
a motivo del suo nome.
4 Anche se vado per una valle oscura,
non temo alcun male, perché tu sei con me.
Il tuo bastone e il tuo vincastro
mi danno sicurezza.
5 Davanti a me tu prepari una mensa
sotto gli occhi dei miei nemici.
Ungi di olio il mio capo;
il mio calice trabocca.
6 Sì, bontà e fedeltà mi saranno compagne
tutti i giorni della mia vita,
abiterò ancora nella casa del Signore
per lunghi giorni.
😌 Medito
Il Salmo 23 viene collocato nella serie dei salmi che costituiscono la seconda collezione (dal Sal 14 al Sal 23), quella collezione che richiama la montagna del Signore, per salire e abitare per sempre con Lui. La generazione che cerca il Signore cammina verso di Lui, cammina in salita e, come nel Salmo 16, ha già ribadito che “il Signore sta alla mia destra, non potrò vacillare” (v. 8).
Così, questo salmo riprende le stesse tematiche del Sal 16, ma con due splendide immagini: quella del pastore e quella dell’ospite. Si divide, quindi, in due parti: nella prima l’orante immagina che il Signore sia il pastore, e paragona se stesso ad una pecora: «Il Signore è il mio pastore».
Il termine “pastore”, nell’antichità, si adoperava per i capi, cioè per tutti quelli che avevano responsabilità religiosa, ma soprattutto politica e amministrativa. Di fronte alla corruzione e alla disobbedienza di tanti governatori, l’orante è arrivato a questa conclusione importante: “Il Signore è il mio pastore” – come dire, non mi fido degli uomini, non sono loro che mi possono dare salvezza, solo il Signore mi può condurre alla pienezza di vita, con Lui non manco di niente – .
E continuando con la stessa metafora, il salmista dice: «Su pascoli erbosi mi fa riposare, ad acque tranquille mi conduce. Rinfranca l’anima mia, mi guida per il giusto cammino a motivo del suo nome». Il Signore è coerente con se stesso, e «anche se vado per una valle oscura (letteralmente: «nella valle dell’ombra della morte») non temo alcun male, perché tu sei con me». È una splendida professione di fede: Tu, Signore, sei con me, e anche se attraverso momenti dolorosi, non mi spavento, perché «il tuo bastone e il tuo vincastro mi danno sicurezza». Come una pecora io mi lascio guidare dal Signore, certo che mi porta alla vita.
La seconda parte del salmo cambia immagine e propone il Signore come un ricco che, sotto una tenda, accoglie un povero profugo che sta scappando dai nemici e viene accolto nella tenda di questo signore; i nemici che lo inseguivano restano con un palmo di naso perché ormai è sotto la sua protezione: «Davanti a me tu prepari una mensa sotto gli occhi dei miei nemici (si potrebbe tradurre: “alla faccia dei miei nemici”), ungi di olio il mio capo (cioè: mi accogli come se fossi un principe, versandomi sulla testa unguento profumato in segno di amicizia), il mio calice trabocca», perché non solo mi dai da mangiare, ma mi offri anche un calice di vino prelibato. Per questo ho deciso di fermarmi in questa tenda: «Bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni».
Nella seconda parte del salmo, come si nota, il Signore non è più pastore, ma colui che accoglie. Egli prepara una mensa, offre protezione e dona abbondanza. Eppure questa scena non descrive soltanto un Dio che ospita, ma anche un Dio che entra in relazione, che si fa vicino, che condivide.
Per questo l’immagine dell’ospite può essere intesa in modo più profondo: non solo io sono accolto nella sua tenda, ma anche il Signore, in qualche modo, si fa ospite della mia vita. Non resta distante, non si limita a proteggermi dall’alto, ma entra nella mia storia, si siede alla mia tavola, vive con me. Così la fiducia del salmo diventa ancora più intensa: non si tratta solo di essere salvati o custoditi, ma di vivere una relazione. Io abito nella casa del Signore, ma nello stesso tempo il Signore abita con me.
Ecco il desiderio della generazione che cerca il Signore: abitare nella sua tenda, stare con Lui, nella sua casa “per lunghi giorni”. Davide Maria Turoldo traduceva così: “lungo tutto il migrare dei giorni”. Questa traduzione può essere interpretata in questo senso: non so quanti giorni di vita avrò, ma comunque posso decidere come viverli, cioè, nella casa del Signore, in sua compagnia.
In sintesi, il Salmo 23 non è solo una preghiera di consolazione, ma una vera professione di fiducia totale:
- Dio mi guida,
- Dio mio protegge,
- Dio mi accoglie,
- Dio mi accompagna sempre.
🤔 Rifletto
Il Salmo 23 mette davanti a una scelta concreta: continuare a vivere cercando di guidare da soli la propria vita, oppure riconoscere davvero che “il Signore è il mio pastore”.
👉 In quale ambito della mia vita, oggi, faccio più fatica a fidarmi di Dio e continuo a cercare sicurezza più in me stesso o, al limite, negli altri?
🙏 Signore, insegnami a lasciarmi condurre da te, anche quando il mio cammino passa attraverso la “valle oscura”.

Carmelo Vitellino
29-04-2026
