Perdere per trovare: la logica sorprendente del Vangelo


Domenica 28 giugno 2026
XIII Domenica del Tempo Ordinario


🔥 Invoco lo Spirito Santo

Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore. 

Amen.


👀​ Leggo Matteo 10,37-42 

«Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».


😌 Medito

Il brano evangelico di Mt 10,37-42 rappresenta  la conclusione del cosiddetto “discorso missionario” rivolto da Gesù ai Dodici. Si tratta di parole che non riguardano soltanto loro, ma ogni cristiano, chiamato ad annunciare con la propria vita e con le proprie parole che in Cristo «il Regno si è fatto vicino» (Mt 10,7).

Per portare davvero Gesù agli altri, è necessario anzitutto accoglierlo come Signore della propria vita. Proprio per chiarire questo, Gesù usa parole molto esigenti, capaci di smorzare facili entusiasmi e di mostrare quanto sia impegnativo seguirlo. Poco prima, infatti, egli aveva affermato: «Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada» (Mt 10,34). Si tratta della spada della parola di Dio (vedi Eb 4,12), una parola che divide, che obbliga a prendere posizione. Il regno annunciato da Gesù è, sì, un regno di pace, ma non secondo i criteri del mondo: è una pace profonda – lo shalom – cioè una condizione di pienezza, di verità, di armonia con Dio, con gli altri e con se stessi. Proprio perché è una pace vera e non superficiale, essa non può convivere con ciò che è falso, ingiusto o egoista. Per questo Gesù è – come afferma il vegliardo Simeone – «segno di contraddizione» (Lc 2,34): davanti a lui non si può restare neutrali, ma si è chiamati a scegliere.

Questa divisione attraversa anche la famiglia. Gesù arriva a dire: «Chi ama il padre o la madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me, non è degno di me», come dire: «non può essere mio discepolo» (Lc 14,26). L’amore per Gesù deve avere il primato su ogni altro legame, anche il più profondo. Lo stesso Gesù lo ribadisce quando dichiara: «Chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12,50). Seguire Cristo significa, dunque, entrare in una nuova famiglia, fondata sull’ascolto e sulla pratica della volontà di Dio.

Ma questo non basta ancora. Il discepolo è chiamato anche a prendere le distanze da se stesso, dal proprio egoismo, da quell’istinto che spinge a salvare la propria vita a ogni costo. Solo così diventa possibile «prendere la propria croce» e seguire Gesù, accettando anche ciò che comporta fatica, perdita e dono di sé.

In questo contesto si comprendono le parole di Gesù: «Chi avrà trovato la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà». È un’affermazione paradossale, difficile da accogliere, ma centrale nel Vangelo. Gesù non chiede semplicemente di aderire a un messaggio, ma di amare Lui, fino a consegnargli la propria vita senza riserve. Ed è proprio perdendola per Lui che essa viene ritrovata e salvata.

Chi accoglie veramente Gesù lascia che sia Lui a vivere dentro di sé (vedi Gal 2,20) e finisce per assumere i suoi stessi tratti. Per questo Gesù può dire: «Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato». Il discepolo diventa così segno concreto della presenza di Cristo, e attraverso di lui si rende visibile l’amore del Padre.

Questa realtà si manifesta nelle cose semplici e quotidiane, nei gesti più umili ma autentici. Gesù infatti afferma: «Chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità vi dico: non perderà la sua ricompensa». Anche il gesto più piccolo, se compiuto per amore, acquista un valore grande agli occhi di Dio.

La divisione e la radicalità richieste da Gesù non sono fine a se stesse, ma portano con sé una promessa: quella della comunione. Comunione con Lui e, attraverso di Lui, tra gli uomini. È una comunione concreta, fatta di amore fraterno, che trova la sua espressione più chiara nelle parole di Gesù: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Una comunione che ha inizio già ora, nella vita quotidiana, e che è destinata a non avere fine.


🤔​ Rifletto

La parola di Gesù non può lasciarmi tranquillo. Essa mi interpella personalmente e mi chiede di verificare dove è davvero il mio cuore. Chi è al primo posto nella mia vita? Quali legami, affetti o sicurezze mi impediscono di seguirlo fino in fondo? E ancora: sono disposto a perdere qualcosa di me stesso per Lui, fidandomi unicamente della sua Parola?

Non si tratta di compiere gesti straordinari, ma di vivere con verità le scelte quotidiane, imparando a riconoscere Cristo nei piccoli, nei gesti semplici, nelle occasioni concrete di amore. È lì che si gioca la mia sequela, è lì che si costruisce quella comunione che non avrà fine.

Rimanendo in ascolto di queste parole esigenti – per certi versi anche dure – posso chiedere al Signore un cuore libero, capace di amarlo sopra ogni cosa e di riconoscerlo nei fratelli, in ogni fratello. Solo così la sua Parola, anche quando appare dura, diventa per me cammino di vita e promessa di pienezza.


🙏 Prego

Signore Gesù,
la tua parola è esigente e vera,
non accarezza le mie paure,
ma le illumina con la luce della tua presenza.

Tu conosci il mio cuore,
sai quanto fatico a metterti al primo posto,
quanto facilmente mi aggrappo
a ciò che mi dà sicurezza.

Donami un cuore libero,
capace di amarti sopra ogni cosa,
più dei legami di sangue,
più dei miei progetti e delle mie paure.

Tu mi chiedi di seguirti
anche quando la strada si fa stretta,
anche quando la tua Parola divide
e mi obbliga a scegliere.

Insegnami a non fuggire,
a non cercare una pace facile,
ma ad accogliere quella pace profonda
che nasce dalla verità e dall’amore.

Quando ho paura di perdere la vita,
ricordami la tua promessa:
“Solo chi si dona per me
ritrova davvero se stesso”.

Rendimi tuo discepolo,
capace di riconoscerti nei piccoli,
nelle piccole azioni quotidiane,
in ogni fratello che incontro.

E fa’ che anche un semplice gesto,
come un bicchiere d’acqua donato con amore, 
diventi segno della tua presenza
e seme di comunione.

Amen.


💝 Custodisco nel cuore la “buona notizia” del vangelo di oggi

Nulla è insignificante se fatto per amore


Carmelo Vitellino
28-06-2026

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