
Domenica 12 luglio 2026
XV Domenica del Tempo Ordinario
🔥 Invoco lo Spirito Santo
Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.
Amen.
👀 Leggo Matteo 13,1-23
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
😌 Medito
In questa e nelle prossime due domeniche saremo accompagnati dal capitolo 13 del Vangelo secondo Matteo, che raccoglie alcune parabole con cui Gesù ci parla dei «misteri del regno dei cieli». Non lo fa con discorsi complessi o difficili, ma con immagini semplici, prese dalla vita quotidiana. È il suo modo di insegnare: osserva la realtà, la contempla, e da lì fa nascere parole capaci di svelare profondità nascoste. Come ricorda il Vangelo, egli annuncia «cose nascoste fin dalla fondazione del mondo» (Mt 13,35).
Gesù esce dalla casa in cui si ritirava a Cafarnao e si reca sulle rive del lago. La folla lo raggiunge, desiderosa di ascoltarlo. Allora sale su una barca e da lì insegna. È un’immagine molto bella: Gesù che si mette a parlare da una certa distanza, ma in realtà per farsi ascoltare meglio da tutti.
La prima parabola che racconta è quella del seminatore, ed è una parabola decisiva, quasi una chiave per comprendere tutte le altre. Gesù dice: «Il seminatore esce a seminare». Non sta parlando solo di un contadino: sta parlando di sé, della sua missione, del suo seminare «la parola del Regno» nei cuori di chi lo ascolta. E subito invita: «Chi ha orecchi, ascolti!». È un invito serio, perché qui non si tratta solo di sentire, ma di accogliere davvero questa Parola.
Il modo di seminare descritto da Gesù può sorprenderci: il seme viene sparso ovunque, con abbondanza, senza risparmio. Una parte cade lungo la strada e viene mangiata dagli uccelli; una parte cade sul terreno sassoso, germoglia subito ma poi si secca; un’altra cade tra le spine e viene soffocata; un’altra infine cade sulla terra buona e porta frutto, «dove il cento, dove il sessanta, dove il trenta».
Quando poi Gesù è solo con i discepoli, spiega il significato della parabola. E qui comprendiamo qualcosa di molto importante: quei diversi terreni non sono categorie di persone separate, ma rappresentano le diverse possibilità che abitano il cuore di ciascuno di noi. Dentro di noi c’è la strada, ci sono i sassi, ci sono le spine e c’è anche la terra buona.
C’è il rischio di un ascolto superficiale: la Parola arriva, ma non viene accolta veramente, e così il Maligno la porta via. È come il seme sulla strada. C’è poi un ascolto entusiasta ma fragile: accogliamo la Parola con gioia, ma senza radici profonde; quando arriva la difficoltà, tutto si spegne. È il seme tra i sassi. C’è anche il rischio delle spine: le preoccupazioni, le ricchezze ingannevoli, gli idoli seducenti di questo mondo soffocano la Parola e le impediscono di crescere.
Ma c’è anche la possibilità della terra buona. Gesù dice: «Il seme seminato nella terra buona è colui che ascolta la Parola e la comprende; egli dà frutto e produce ora il cento, ora il sessanta, ora il trenta». Questo è l’ascolto vero, quello che nasce da «un cuore bello e buono» (Lc 8,15), un cuore che non è indurito. Perché la vera malattia, secondo la Scrittura, è proprio la durezza del cuore (vedi Dt 10,16).
Ascoltare la Parola, allora, non è uno sforzo eroico o un merito da conquistare, ma un esercizio quotidiano di disponibilità. Si tratta di creare spazio dentro di noi, di predisporre il terreno, perché quella Parola possa agire. Perché la Parola di Dio è viva ed efficace (vedi Is 55,10-11; Eb 4,12-13): quando entra in una vita, non la lascia mai come prima.
Di fronte alla Parola non possiamo restare neutrali. O la accogliamo e ci lasciamo trasformare, oppure la rifiutiamo e il cuore si chiude sempre di più. È ciò che Gesù ricorda citando il profeta Isaia (vedi Is 6,9-10). E questo avviene anche nel nostro rapporto con Lui: davanti alla sua persona siamo chiamati a prendere posizione. Possiamo accoglierlo, fidarci di Lui, entrare in relazione con Lui e lasciare che la sua Parola cambi la nostra vita; oppure possiamo rifiutarlo, restare chiusi, difenderci da ciò che ci dice. Perché è lui stesso la Parola fatta carne, è lui «il mistero del regno dei cieli». La fecondità della nostra vita dipende proprio da questo: dalla relazione con Lui, dall’ascolto autentico della sua Parola, dall’accoglienza che sappiamo darle ogni giorno.
🤔 Rifletto
Un punto centrale su cui fermarmi per la mia riflessione è questo: i diversi terreni della parabola non descrivono categorie di persone lontane da me, ma rivelano ciò che accade dentro il mio stesso cuore. In ogni momento posso essere strada, sasso, spine o terra buona. La conversione, allora, non consiste nel cambiare gli altri o nel giudicare chi ascolta male la Parola, ma nel riconoscere con verità quale terreno sono io, oggi.
Forse sono strada, quando ascolto senza attenzione e lascio che tutto scivoli via. Forse sono terreno sassoso, quando mi entusiasmo facilmente, per un momento, ma non persevero quando le difficoltà e le tribolazioni della vita mi mettono alla prova. Forse sono tra le spine, quando le preoccupazioni, le paure o il desiderio di possedere soffocano ciò che il Signore semina in me. Riconoscerlo non è motivo di scoraggiamento, ma il primo passo verso la conversione.
La vera svolta consiste nel desiderare di diventare terra buona. E questo non si realizza con uno sforzo di volontà, ma con un atteggiamento interiore: custodire la Parola, darle tempo con pazienza, proteggerla da ciò che la soffoca, lasciarle spazio perché possa agire. La conversione è proprio questo passaggio quotidiano: da un cuore distratto, superficiale o diviso, a un cuore disponibile, attento, capace di accogliere e comprendere la Parola.
Così la domanda cruciale è: oggi, quale terreno sono? E che cosa posso fare – anche solo un poco – perché la Parola trovi in me accoglienza e porti frutto?
🙏 Prego
Signore Gesù, seminatore buono,
tu esci ancora a seminare la tua Parola nel mio cuore.
A volte sono strada,
distratto e chiuso in me stesso,
e lascio che ciò che mi doni venga portato via.
A volte sono terreno sassoso,
ti accolgo con entusiasmo,
ma non so essere costante nella prova.
A volte sono tra le spine,
e le preoccupazioni, i piaceri
e la brama di avere sempre di più
soffocano la tua voce.
Ma tu non smetti di seminare,
con pazienza e fiducia.
Rendi il mio cuore terra buona,
capace di ascoltare e comprendere,
di custodire la tua Parola nel silenzio,
di lasciarla crescere giorno dopo giorno.
Donami un cuore bello e buono,
non indurito, ma aperto alla tua presenza,
perché la mia vita porti frutto
secondo la tua volontà.
Amen.
💝 Custodisco nel cuore la “buona notizia” del vangelo di oggi
Dio non smette mai di seminare la sua Parola nel mio cuore,
qualunque sia il terreno che sono oggi

Carmelo Vitellino
12-07-2026
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