Si può amare Dio senza amare il prossimo?

Domenica 25 ottobre 2026
XXX Domenica del Tempo Ordinario


🔥 Invoco lo Spirito Santo

Dio, nostro Padre
manda su di noi il tuo Spirito Santo
perché spenga il rumore delle nostre parole
faccia regnare il silenzio dell’ascolto
e accompagni la tua Parola
dai nostri orecchi fino al nostro cuore.
Così incontreremo Gesù Cristo
e conosceremo il suo amore.   

Amen.


👀​ Leggo Matteo 22,34-40  

34 Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei, si riunirono insieme 35 e uno di loro, un esperto della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova: 36 “Maestro, qual è il grande comandamento nella Legge?”. 37 Gli rispose: “Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua intelligenza. 38 Questo è il grande e primo comandamento. 39 Ma ce n’è un secondo simile a questo: Amerai chi ti è accanto come te stesso. 40 Tutta la Legge e i Profeti dipendono da questi due comandamenti”.


Gesù si trova ancora una volta di fronte ai farisei, che vogliono metterlo alla prova. Uno di loro, esperto della Legge, gli domanda quale sia il comandamento più importante.
La Legge ebraica comprendeva moltissime prescrizioni e divieti. Era quindi importante capire quale fosse il principio fondamentale capace di dare un senso a tutte quelle norme.
Gesù risponde citando due comandamenti già presenti nell’Antico Testamento. Il primo invita ad amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutta l’intelligenza. Il secondo chiede di amare il prossimo come se stessi.
La cosa sorprendente è che Gesù mette questi due comandamenti sullo stesso piano. Non basta amare Dio, infatti, se questo amore non si traduce in un amore concreto verso gli altri. E non si può comprendere fino in fondo l’amore per il prossimo senza riconoscere l’amore che Dio ha per noi.
Gesù conclude dicendo che tutta la Legge e i Profeti dipendono da questi due comandamenti. In altre parole, tutto ciò che Dio ci chiede trova il suo senso nell’amore.


😌 Medito

La domanda del fariseo sembra semplice: qual è il comandamento più importante? Eppure, dietro questa domanda si nasconde una questione fondamentale: come possiamo vivere secondo la volontà di Dio?

I farisei conoscevano bene la Legge e si impegnavano a rispettarne le prescrizioni. Le regole sono importanti, perché aiutano a distinguere ciò che è bene da ciò che è male e permettono alle persone di vivere insieme. Ma c’è un rischio: pensare che basti rispettare le regole per essere a posto con Dio e con gli altri.

Gesù ci invita a guardare più in profondità. Non basta domandarci se abbiamo rispettato una norma: dobbiamo chiederci se abbiamo amato. Perché una persona può anche osservare tutte le regole, ma rimanere chiusa in se stessa, incapace di accogliere, comprendere e perdonare.

Il cuore della vita cristiana non è quindi l’osservanza formale di una serie di precetti, ma l’amore. Questo non significa che le regole non servano, ma che devono essere al servizio della vita, della libertà e delle relazioni tra le persone.

La risposta di Gesù comincia con queste parole: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua intelligenza».

È un comando che può sorprenderci. Come si può comandare di amare? L’amore non nasce da un ordine e non può essere imposto con la forza.

Possiamo comprendere questo comandamento piuttosto come un invito di Dio, quasi una supplica rivolta a ciascuno di noi: lasciati amare da me e imparerai ad amare.

Dio ci ha amati per primo. Il nostro amore non nasce dal nulla e non è qualcosa che dobbiamo conquistare con i nostri sforzi. È una risposta all’amore che abbiamo già ricevuto.

Amare Dio «con tutto il cuore» significa portarlo dentro la nostra vita, ricordarci di Lui nelle azioni quotidiane, lasciare che il suo modo di amare ispiri i nostri pensieri e le nostre opere. Non significa pensare a Lui soltanto quando preghiamo, ma imparare a vivere ogni momento alla luce della sua presenza.

Gesù parla anche di amare Dio «con tutta la nostra anima e con tutta la nostra intelligenza». L’amore, infatti, non riguarda soltanto i sentimenti: coinvolge tutta la persona, le nostre capacità, il tempo, i beni che possediamo e il modo in cui utilizziamo ciò che abbiamo ricevuto.

Se amiamo Dio, siamo chiamati a mettere i nostri doni a servizio della vita e degli altri. E anche la nostra intelligenza è importante, perché amare significa cercare di comprendere, conoscere meglio l’altro e imparare a scegliere ciò che gli fa davvero bene.

L’amore, quindi, non è un sentimento passeggero. È un cammino che trasforma il nostro modo di pensare, di sentire e di agire.

Ma Gesù non si ferma qui. Aggiunge un secondo comandamento, simile al primo: «Amerai chi ti è accanto come te stesso».

È qui che comprendiamo la grande novità del Vangelo. L’amore per Dio e l’amore per il prossimo non possono essere separati. Dio si è fatto uomo in Gesù e si è avvicinato così profondamente alla nostra umanità che, amando l’altro, entriamo in relazione anche con Lui.

Non possiamo dire di amare Dio e poi disinteressarci delle persone che ci stanno accanto. La preghiera, la partecipazione alla vita della Chiesa e le nostre pratiche religiose trovano la loro verità quando diventano amore concreto.

Ma che cosa significa amare il prossimo come noi stessi?

Innanzitutto, significa imparare ad accogliere anche noi stessi. Non sempre ci è facile riconoscere il nostro valore, accettare i nostri limiti e vivere serenamente la nostra vita. La Scrittura ci ricorda che siamo amati da Dio non perché siamo perfetti, ma perché siamo suoi figli.

Possiamo imparare ad amare noi stessi perché scopriamo di essere già amati da Dio. E proprio questo amore ricevuto ci permette di aprirci agli altri senza trasformare le relazioni in una continua ricerca di approvazione o di riconoscimento.

Amare il prossimo, però, non è sempre facile. È più semplice provare simpatia per chi è lontano, per chi non conosciamo bene o per chi non mette in discussione le nostre abitudini. La difficoltà nasce spesso con le persone che ci sono vicine: familiari, amici, colleghi, vicini di casa, cioè quanti condividono con noi la vita quotidiana.

La vicinanza ci mette di fronte ai limiti degli altri, ma anche ai nostri. Possono nascere incomprensioni, tensioni e conflitti. Eppure, proprio queste situazioni possono diventare occasioni per imparare ad amare veramente.

Amare non significa pretendere che l’altro sia come vorremmo noi, né subire ogni suo comportamento. Significa riconoscerlo nella sua dignità, rispettare le sue differenze e aiutarlo a crescere, senza volerlo trasformare nella nostra immagine.

La vera libertà non consiste nel fare tutto ciò che ci piace, ma nell’imparare a vivere relazioni nelle quali ciascuno possa essere accolto e rispettato.

Anche i nostri limiti possono diventare un’occasione di incontro. Invece di usarli per difenderci continuamente o per aggredire l’altro, possiamo imparare a riconoscerli e a farne un punto di partenza per una relazione più sincera.

A questo punto comprendiamo perché Gesù considera i due comandamenti inseparabili. L’amore è uno solo: ci unisce a Dio e ci apre ai fratelli. Non sono due strade diverse, ma due dimensioni della stessa vita.

Ecco perché Gesù afferma che tutta la Legge e i Profeti dipendono dall’amore. Ogni norma, ogni scelta e ogni comportamento devono essere valutati alla luce di questa domanda: aiutano a crescere nell’amore e nella libertà oppure feriscono la dignità delle persone?

L’amore non elimina la necessità di discernere ciò che è giusto. Al contrario, ci chiede di usare anche l’intelligenza, perché non tutto ciò che facciamo in nome dell’amore fa davvero bene all’altro. Amare l’altro significa cercare il suo bene, rispettare la sua libertà e assumersi la responsabilità delle proprie scelte.

Alla fine, Gesù ci chiederebbe: quanto spazio occupa l’amore nella tua vita? Quanto tempo dedichi a Dio e agli altri? E quante energie, invece, disperdi in preoccupazioni, interessi personali e cose che, in fondo, non ti aiutano a vivere meglio?

Il Vangelo ci ricorda che siamo fatti per amare. Quando ci allontaniamo da questa vocazione, rischiamo di perdere il senso profondo della nostra esistenza. Quando, invece, lasciamo che l’amore di Dio abiti in noi e si traduca in gesti concreti, cominciamo a vivere quella pienezza di vita alla quale siamo chiamati.


🙏 Prego

Signore,
insegnaci ad amare
con tutto il nostro cuore,
con tutta la nostra anima
e con tutta la nostra intelligenza.

Aiutaci a ricordare che tu ci ami per primo
e che il nostro amore nasce dal tuo amore.

Liberaci da una fede fatta soltanto di regole,
di parole che non diventano gesti,
di preghiere che non aprono il cuore
alle persone che ci stanno accanto.

Insegnaci ad accogliere noi stessi
con i nostri limiti e le nostre fragilità,
e a riconoscere negli altri
la stessa dignità che tu riconosci in noi.

Donaci occhi capaci di vedere,
orecchie capaci di ascoltare
e un cuore disposto a comprendere.

Fa’ che non cerchiamo di cambiare gli altri
per renderli simili a noi,
ma sappiamo accompagnarli con rispetto
nel cammino della loro vita.

Fa’ che il nostro amore per te
diventi attenzione per chi è solo,
vicinanza a chi soffre,
perdono per chi ci ha ferito
e impegno per costruire relazioni più fraterne.

Perché, amando te e i nostri fratelli,
possiamo vivere ogni giorno
la gioia di essere tuoi figli.

Amen.


💝 Custodisco nel cuore la “buona notizia” del vangelo di oggi

Amare Dio e amare gli altri sono due modi inseparabili di vivere un unico amore.


Carmelo Vitellino
25-10-2026

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